Stese e alzò la mano spiegata per chiedere di non venire interrotto. Poi sorrise, scosse il capo, e riprese a voce bassa, lenta, solenne:
— E Lei non ha pensato che per combinare mutuo e vendita, nelle condizioni dei Vicarelli, fosse necessarissimo il segreto; che se i Vicarelli mi richiedevano, come m'hanno richiesto, di non palesare i nomi veri neppure a Lei, anzi di fuorviare le Sue ricerche, io dovevo farlo nel Suo stesso interesse, perchè un creditore spaventato come Lei, ficcando il naso qua e là, avrebbe mandato all'aria tutto, senza volerlo. Il mutuo c'è, il compratore c'è. Sicuramente, era inutile andare a Treviso e in cerca del negoziante Zonca. Certamente, io ho simulato poco fa una lettera di questo Zonca, ma era per la buona riuscita dell'affare; e poi, cosa ha fatto Lei oggi con me? Non ha simulato fino a questo momento?
— Oh, — scoppiai, — per chi mi prende? Anche in tribunale sono stato e so con chi ho da fare, so che avvocato è, so in che affari ficca il naso Lei!
Egli parve annientato; non seppe che balbettar qualche parola incomprensibile. Intanto l'uscio dello studio, che si apriva all'infuori, a fianco della scrivania, fu spalancato bruscamente ma senza rumore. Molesin non se ne accorse, non potè vedere sua figlia, ferma con la maniglia in pugno, con gli occhi fissi in lui che balbettava, livida come una morta, come suo padre. Vide bensì il movimento ch'io feci, gli occhi miei volti all'uscio e guardò egli pure.
Non seppe ricomporsi del tutto; sorrise però e disse:
— Avanti, cara: cosa vuoi? È finito.
— Scusi, no! — interruppi. — La ragazza lasciò andar l'uscio che, piano piano, si chiuse.
— Non è finito, — ripresi a bassa voce. — Lei....
— La mia creatura! — fremette Molesin, alzando le braccia. — La mia creatura!
Avrei scommesso ch'era uomo da venderla, la sua creatura; ma non v'era bisogno di mimica per farmi rispettare in essa un sentimento sacro.