— Lei scriva ai Vicarelli, — dissi. — Lei si ritiri. Io non parlerò. Vede che non potrei avere riguardi maggiori. La riverisco.
Uscii. Nel salottino non c'era nessuno. Entrando nel corridoio che metteva alla scala udii in una stanza attigua, a sinistra, la voce della Molesin e udii, a destra, la signorina Lisa che tentava inutilmente di aprire una porta chiusa e la scuoteva convulsa. Ella guizzò, fuggendomi, all'uscio della scala ch'era aperto. Qualcuno passava sul pianerottolo per salire al terzo piano, onde la ragazza si gittò alla discesa e scomparve. La seguitai. Di fianco all'ultimo braccio di scala v'era un andito scuro, ingombro di tavole. Lisa si era nascosta lì; la scopersi accoccolata in un angolo col viso fitto fra le due pareti, scossa le spalle da singhiozzi muti, da un palpitar d'uccellino moribondo. Non ebbi cuore di lasciarla così, sapendo che l'avevo ferita io. Me le avvicinai, la chiamai dolcemente; non diè segno d'avermi udito. La toccai con la punta dell'indice; trasalì, tremò tutta, si strinse in sè come tocca da un serpente. Allora le domandai scusa, sottovoce, del dolore che le avevo recato, dissi qualche cosa per incolpar me e scagionar suo padre; ma dovetti tacere perchè al suono della mia voce ella si dibatteva gemendo. Dio, che fare? Allontanarmi da lei, anzi tutto, come in fatto mi allontanai. A un tratto odo la signora Molesin che chiama: — Lisa! Lisa! — La ragazza si voltò di schianto, stravolta, ascoltando con gli occhi. Erano rossi ma senza lagrime. — Lisa! Lisa! — chiamò ancora sua madre discendendo le scale. Lisa stette un momento immobile; quindi con la subitanea rapidità del fulmine, si strappò dal seno il piccolo orologio d'argento, lo sbattè a terra, lo raccolse insieme ai frantumi di vetro.
Allora solo s'incamminò lenta con questa misera cosa rotta nel cavo delle mani, mi passò davanti come un'ombra, salì le scale incontro a sua madre, singhiozzando amaramente.
La lira del poeta
- Personaggi.
- X. poeta celebre.
- Il dottor Domenico Snìchele.
- La PADRONA del Caffè del Gobbo.
La scena rappresenta il Caffè del Gobbo a... città del Veneto. Il caffè è vuoto. La padrona, seduta dietro il banco, legge l'Adriatico. Entra il dottor Snìchele con un soprabito logoro indosso e una tuba bisunta in capo.
Snìchele (toccando il cappello) — Servo.
Padrona (asciutta) — Serva.
Snìchele — In grazia, xe stà el commendator B.?
Padrona — No.