Versi con man notturna,
Con tute do le man....
(Si alza, va a sedere accanto a X. e continua sottovoce). — Vede in che paese siamo? C'è una greppia per qualunque asino, qui; ma crede Lei che vi sia un pane per me? Signor no. Ero impiegato alla Biblioteca e mi hanno licenziato per economia. Io son pronto a far qualunque cosa, concorro a qualunque misero posto. Non mi tocca mai niente. Fodere non valeo, mendicare erubesco. S'immagini che oggi non ho ancora mangiato niente, sono sfinito. Non domando nulla, ma se Lei di Sua spontanea volontà facesse qualche cosa, qualche piccola cosa per questo Suo ammiratore....
X. (rannuvolato). — Mi rincresce, sa, ma non posso far niente.
Snìchele (a voce bassissima). — Un'inezia, due lire! una lira sola! Anche meno!
X. — Vi pare? Non vi avvilite così! Dopo i discorsi che fate! È brutto.
Snìchele — Basta, basta, non ne parliamo più. (La padrona porta il latte all'uovo). Buon appetito, signore (X si serve senza rispondere). Mi perdoni, non vorrei ch'Ella sospettasse in me un qualche rancore. Dio me ne guardi! Non avrò che venerazione, per Lei, fino alla morte. Anzi Le dirò che avendola conosciuta personalmente, mi metterò di maggior lena a un lavoro sopra di Lei, che vorrei pubblicare.
X. (fa una smorfia).
Snìchele — Non tema che Le domandi denaro per questo; sarebbe un'indelicatezza. Ho qui degli amici che mi hanno promesso di aiutarmi. Da un pezzo sto raccogliendo tutti i riscontri de' Suoi versi con la poesia antica e moderna, italiana e straniera. Sarà come un trattato di letteratura universale e di buon gusto. Di poesia straniera me n'intendo poco, ma sento spesso parlarne da chi ne sa molto, e recipe taccuino. Intende? Tutti professori e letterati. Suppongo ch'Ella ne avrà piacere?
X. (inquieto). — Faccia pure, faccia pure.