«Per il mio maestro di musica, per la nonna, per la zia Nina, per la balia (jeh! fece il sior Toni), per il parroco, per i parrocchiani (jeh, jeh!) e anche per il sior Toni!»

«Jeh, jeh, jeh!» Il buon sior Toni diede in una sonora risata.

Ma, con suo nuovo terrore, la ragazza, lesta come un folletto, gli spazzò via davanti le cedole e le cartelle della Rendita, gli mise sotto il naso carta, penna e calamaio. «Presto, presto, scriva, scriva» diss'ella.

E lui, docile come un agnello, scrisse sotto la dettatura di lei una lettera ad un «egregio signor maestro» invitandolo, per incarico della signora Ferretto, sua padrona e nonna della contessina Dalla Costa, a venire l'indomani sera col treno delle sei e mezzo a Thiene dove avrebbe trovato un biroccino... «Chi lo manda po?» brontolò il sior Toni scrivendo. «Io» rispose la contessina... «per recarsi a visitare la sua allieva. Avrebbe passato il giorno dell'Epifania in casa Ferretto e sarebbe stato così buono da suonar l'organo alle funzioni della parrocchia («benon, po» sussurrò il sior Toni) e anche poi da metter insieme una piccola accademia di piano (benon, benon, benon) perchè la nonna e la zia desideravano di udire in qualche bel pezzo a quattro mani, la loro cara nipotina (cara po, sipo po, tanto po!)

«Non è vero, sior Toni? E adesso perchè conosco i Suoi gusti, scriva: Le si raccomanda di portare quel pezzo sul Pirata».

«Grazie, po!» esclamò il sior Toni; e alzando ambedue le braccia vociò con un viso truce:

Nel furor...

Ma la contessina lo minacciò di un altro bicchier d'acqua se non si rimetteva subito a scrivere, e così gli smorzò il furore.

Ell'attese un poco e poi disse:

«Adesso metta i saluti».