«Quela de quelo che gà mandà a dir al Padre Eterno che i tedeschi gera ancora a Belun».
«Troppo lunga, sior Toni».
«Ma cazza po,» esclamò il sior Toni con un poco d'impazienza «vorla che ghe conta quella del sior Intento?[3]».
«Quella, sior Toni! Domattina!»
E la contessina corse via ridendo.
Il sior Toni andò in cerca della padrona vecchia, le mostrò la lettera e le confidò il delicato riguardo della nipotina; confidenza ben preveduta dalla detta ingenua nipotina.
La nonna che conoscendo il maestro Barùgola solamente di nome, s'era fatta, sulle prime, arcigna, si lasciò poi pigliare, come il sior Toni, a questo amo e diede il placet. Non poteva certamente supporre che le lettere dirette al maestro Barùgola quando avevano il fermo in Posta, capitassero, per effetto di arcane intelligenze, nelle dotte mani dell'altro egregio filarmonico signor Carlo Paribelli, tenente nel 3º bersaglieri.
Era pur troppo così e il tenente aspettava una lettera simile sapendo bene che avesse a fare.
***
L'indomani sera alle sei il cielo era sereno e l'aria rigida; al chiarore delle stelle la neve pareva quasi prendere il colore azzurrognolo del ghiaccio.