L'amico che, abituandosi alla situazione, diventava sempre più brillante e si figurava conquistar casa Ferretti a questo modo, rispose contraffacendo audacemente il dialetto veneto e quasi anche il tono di voce della vecchia signora: «Mi no tajo, mi no tajo». La Nana, spaventata, si affrettò a dire che la nonna aveva avuto la sua «stria» e che adesso bisognava farla al parroco, mandargli l'organista. Propose quindi che il sior Toni accompagnasse il maestro in canonica dove potrebbe anche passare la notte. La siora Gegia aveva fatto preparare segretamente una camera da letto e capiva poco, in cuor suo, l'opportunità di regalar un organista al parroco quando non poteva che metterlo a letto. Tuttavia non fiatò e lasciò il maestro al suo destino. Lo si pregò di un'altra sonatina e qualcuno nominò il Mefistofele. Il tenente guardò sorridendo la Nana e poi il sior Toni e domandò a quest'ultima se era lui che voleva il Mefistofele.
«El Mefistufole?» rispose il sior Toni. «Mi no, La diga». Malgrado ciò l'altro si slanciò a capo fitto nel Sabba romantico, fece furore colla serenata classica, si sforzò sopra tutto di far cantare ai tasti il duetto e poi, per protestare contro le punture gelose della damigella, appiccò al Mefistofele con la sua invidiabile disinvoltura, nientemeno che l'aria di Buzzolla, ben nota a lei:
Chi mai se penserave
Vedendo la mia Nana
Che l'apparenza ingana
E sconto gh'è el velen?
***
Il mentore sior Toni, quando fu in istrada con Telemaco pensò: te soni pulito ma te ghè na gabana, ciò, da mezi litri anca ti: e invece di pigliar la via della canonica pigliò, per i suoi fini, quelli dell'osteria.
All'allegro Telemaco piaceva la bonomia del vecchio fattore, e la conversazione fra loro, per effetto sia dei mezzi litri che delle «gabane» diventò subito famigliare.
Il sior Toni fece all'altro gli elogi, inter pocula, della contessina e siccome non c'era nessuno, cominciò a tastarlo in un punto delicato.