Il sior Toni domandò timidamente un poco di Pirata; invece la siora Nina, moderando alquanto le sue aspirazioni, mise fuori con un fil di voce la speranza di udire Il sol dell'anima del Rigoletto, oppure Ah forse è lui della Traviata, oppure il quartetto dei Puritani:
A te, o cara, amor talora
Me guidò furtivo, ardente.
«Questo lo so benone!» esclamò il tenente e attaccò di slancio il motivo dolcissimo, un vero zucchero sulle sue fragole.
Improvvisò un pot-pourri di Puritani, di Rigoletto, di Pirata, di musica per tutti i gusti, facendo il diavolo a quattro sul piano. Il sior Toni e la siora Nina erano conquisi, ascoltavano a bocca aperta. La vecchia cameriera, ancora in piedi presso l'uscio con il vassoio in mano, andava ripetendo sotto voce «Gesusmaria! Gesusmaria! Madre santa che bravo!» e anche qualche volta «Vergine che belo!» Infatti il tenente Paribelli cui gli amici lombardi chiamavano Parì bell e minga vess, non era una bellezza, però aveva una fisonomia vivacissima, una selva nera di capelli ricciuti e un elegante paio di baffetti castani che avevano molta parte nei suoi successi. Chi proprio non pareva entusiasta di lui era la siora Gegia. Finito il pezzo, ella gli domandò se prima di partire per Vicenza si fosse recato a casa Della Costa per prendere commissioni. No, il maestro non ne aveva avuto il tempo. La Nana introdusse tosto un altro discorso, gli chiese di alquante amiche, specialmente di una tale che in addietro le aveva dato qualche ombra.
«Tanto cara, non è vero, maestro? Tanto simpatica!»
«No, non la posso soffrire!»
«Suona così bene!»
«Pasticcia!»
«Ohe, ohe!» fece la siora Gegia. «El scusa, ma no me piase sto tajar zo de le so scolare».