«Ah te si stà ti, barona?»
«È stata la stria, nonna. Siccome tu da brava bambina hai fatto portar qua il piano, la stria ti ha mandato un pianista.
«Ben che lo veda pulito» disse con dolcezza la siora Gegia.
Infatti l'antica lucernina d'argento a tre beccucci, dei quali due soli erano accesi, illuminava molto imperfettamente il giovane, vestito alla buona di abiti che non parevano i suoi. Però il sior Toni e la siora Nina lo avevano intanto scrutato molto bene.
«Che zovene!» disse la vecchia signora quand'egli le si fece vicino. «Quanti anni gàlo?»
Il tenente se ne aggiunse otto, e rispose «trentaquattro». Troppi! pensò la Nana, più accorta. Egli non guardava le cose tanto per la sottile e rispose con la più ardita spensieratezza a mille altre domande sulla sua famiglia, sulla sua patria, sulla sua vita, sugli scolari, sulle scolare, mentre la Nana fremeva e palpitava come un uccellino nella rete. Finalmente la vecchia cameriera portò il caffè e i pandoli al tenente, che, pensando essersi ben guadagnata quella magra cena, divorò mezza dozzina di pandoli senza notare negli occhi della siora Gegia certe ombre di cattivo augurio.
«El ne sona qualcossa» diss'ella.
Il tenente si alzò e propose un pezzo a quattro mani con la contessina; ne aveva seco tre o quattro suonati già con lei in società, quando non si amavano ancora.
«No» rispose la siora Gegia con voce blanda, ma ferma. «Sentimolo lu solo per sta sera.»
Il tenente obbedì e si mise al piano.