Gli dà torto anche la Nana, la quale, ora che la sua pazza idea è fatta realtà, si sente in cuore un ritorno impetuoso di tutte le idee serie e prudenti, si vede in testa tutti i guai che potrebbero succedere, e vorrebbe persuadere Carlo, poichè l'ha vista, poichè le ha dato un bacio e tenuta stretta una mano per cinque minuti e sfiorata con le labbra almeno la toque e cantata almeno in do, in re, in mi, e nei relativi diesis la solita sinfonia, di ritornarsene alla stazione onde pigliarvi il treno che arriva a Vicenza verso le nove.

Ma come si fa? Carlino la intende poco e non ha tutti i torti. Come si fa con Marta e Mefistofele? — Dio, almeno non bisogna che passi la notte in casa!

Ma se non c'è albergo? Pensa e ripensa, la Nana decide che lo condurrà a casa per una visitina e che poi lo manderà a dormire dal parroco.

***

Le due signore fecero il loro ingresso nel salotto, accompagnate dal solo sior Toni.

«Nonna» disse la contessina entrando, «c'è qui fuori qualcuno che domanda di te».

«Vedemolo» disse la buona signora piegandosi a guardar verso l'uscio e aguzzando le ciglia. Visto entrare il giovinotto soggiunse:

«Chi xelo sto signor?»

«Il maestro di musica, signora» rispose il tenente, franco, ma evitando i nomi propri. «Il maestro della contessina ch'Ella ha avuto la bontà di invitare.»

«Mi? Mi no sala. Mi no so gnente de inviti». Allora la contessina si fece avanti, tanto rossa che la siora Gegia le disse subito: