Qui si interruppero perchè il sior Toni domandò loro, poco ragionevolmente, se avessero veduto un calesse. Uno rispose cantando: «No, gnente, gnente, gnente» e gli altri ripresero la via e il canto:
Verranno in compagnia
Tre Magi dall'Oriente.
Il sior Toni spiegò alla contessina che quella era la «Compagnia della Stella» solita, per tre sere prima dell'Epifania e per tre sere dopo, andar attorno cantando e fermandosi ad ogni casa per aver vino e altro. Ma la contessina non gli stava molto attenta benchè anche per lei avessero un senso segreto quei versi:
Verranno in compagnia
Tre Magi dall'Oriente.
E se non venisse nessuno? Malgrado tutto il suo amore ella cominciava a pensare che quasi quasi sarebbe meglio.
Ma invece ecco un punto nero, un rumor di trotto, un cavallo, un cocchiere, un mago che salta come da una scatola nella neve, ravvolto in un tabarro alla veneta, senza maniche, simile a una mantellina da bersagliere, onde la Nana immagina per un momento che l'amico sia venuto in uniforme e ne ha i brividi. Ella presenta con un po' d'imbarazzo il maestro Barùgola a sua zia e al sior Toni che gli fa replicati inchini col cappello in mano; poi manda via il calesse, destina il sior Toni per cavaliere alla zia e li segue col maestro cui deve impartire ogni istruzione opportuna onde la scherzo riesca bene. Il sior Toni e la siora Nina rallentano il passo perchè vorrebbero udire anche loro ma la contessina protesta. Ella è la stria e la stria fa tutto in segreto. Il sior Toni racconterà intanto una storiella alla zia. «Gala capìo, siora Nina?» dice il sior Toni alla sua padroncina. «Per sta volta bisogna che La se contenta de mi. Comandela sta storiela?»
«El tasa» risponde lei stizzita.
«Ghi n'ho una de bela» — «No me n'importa». — «Ben, ben, ben, ben». Non parlano più nè l'uno nè l'altra, per cui non merita scusa il maestro che battezza subito la siora Nina per Marta e il sior Toni per Mefistofele.