— Come, come? — esclamarono due de' suoi colleghi. — Se io l'ho da ieri! — Se io l'ho da ier l'altro!
— Allora — replicò il primo, — sarà certo un difetto dello Shetland-soap.
— Ma no — esclamò il quarto, quello che aveva fatto pulizia fuori dell'uscio. — L'ho anch'io e non credo d'esser macchiato, guardatemi.
— Ma, signori — osserva la contessa, — voi altri mi dite: sarà stato il sapone, sarà stato l'inchiostro di China, sarà stato questo, sarà stato quello. Vorrei un po' sapere, adesso, come abbiate fatto ad accorgervene di queste macchie sul viso, e come non ve ne siate accorti che fuori di casa!
Vi fu un silenzio lunghetto.
— Un amico... — incominciò il poeta con imbarazzo; ma il generale si decise nello stesso momento, a rispondere francamente:
— Diciamola! Per parte mia Le confesso, contessa, che mi son guardato nello specchio della Galleria De Cristoforis.
— Oh bella! — Oh diavolo! — Oh perbacco! — esclamarono involontariamente il maestro di musica, il tenente ed uno dei giovinotti eleganti.
— Oh, oh! — fecero allora alla loro volta le signore indovinando; e costrinsero quei tre a confessare che anche loro si erano guardati nello specchio: poi le signore e i quattro rei confessi diedero addosso con un gran baccano agli altri per far confessare anche loro, e tutti, salvo il poeta che si ostinò col suo amico, finirono col metter fuori quel maledetto specchio della Galleria.
— Dite benedetto, signori, — osservò ridendo la contessa — perchè capisco che se non c'era lui mi capitavate in una bella figura.