— Pur troppo — rispose il generale — lo domandi a Federico.
Federico, il cameriere, entrò in quel punto ad annunciare il pranzo.
— Non è vero, Federico — gli disse il generale, — che avevo il viso conciato bene? Io e anche gli altri, non è vero?
— Per verità rispose Federico, — del signor generale, del signor consigliere e del signor tenente non lo posso dire perchè tenevano la faccia coperta, ma gli altri signori ho veduto benissimo che non avevano niente.
Tutti protestarono e il cameriere tenne fermo, lasciando intendere che sospettava la stessa cosa del generale e del tenente.
— Come, come? — esclamò la contessa. — Questa è magìa! Non si va a pranzo se non si scopre questo mistero!
— Il tavolino, contessa! — disse la signora inglese ch'era spiritista e faceva spesso delle esperienze con la padrona di casa. — Bisogna interrogare il tavolino.
Detto fatto, fu portato il piccolo tavolino che si mise subito a girare, scricchiolando tutto come se ridesse; e interrogato sul dove, sul come e sul quando delle famose macchie, debitamente rispose:
Ogni specchio è casa mia,
Son le macchie mia bugia.