Tutte l'altre son bugie
Delle loro signorie.
Il Follettino della Galleria.
I signori uomini non attesero che finisse e si diedero a schiamazzare: — A tavola! A tavola! Presto! Presto! Storie! Fandonie! A tavola! A tavola! — E, portando seco le signore che ridevano come pazze di loro e sopratutto del poeta, della sua duchessa e del suo amico, si precipitarono nella sala da pranzo come un uragano.
Màlgari
Molti e molti secoli fa, un gran vecchio poeta e Re di un paese lontano, cantò sulla riva del mare un magnifico poema, s'intenerì del proprio canto sino a piangerne; e le sue lagrime, cadendo nell'Oceano, vi diventarono perle. Trecento anni or sono fu pescata la più superba di queste perle, che aveva la forma d'un cuore; e il Doge di Venezia la regalò a S. E. Contarina Contarini, moglie di un Cao della Repubblica. La Contarini, bella, ricca, virtuosa, non era felice. Aveva perduto nel terzo anno del suo matrimonio l'unica bambina; e siccome quando incomincia questa storia forse più vera che verosimile erano passati dodici anni dal giorno della sventura, nè lei nè suo marito osavano più sperare che il buon Dio mandasse loro un'altra creaturina in luogo della morta.
Un giorno mentre Contarina scendeva dalla sua gondola in campo S. Zanipolo per andare alla predica, una povera donna che aveva seco due bambini cenciosi e sparuti le chiese piangendo l'elemosina. Contarina le diede uno zecchino e la povera donna esclamò piena di gratitudine «Dio La benedica, Eccellenza, Lei e le sue creature! La Madonna Le dia allegrezza». La dama si turbò ed entrò a S. Zanipolo dove un frate predicava sulla educazione e stava raccontando all'uditorio la storia di Cornelia Romana che disse de' suoi figliuoli «ecco i miei gioielli». Contarina pensò allora: ah se invece della perla che m'ha donato il Doge avessi ancora la mia bambina! Dopo la predica, ritornando in gondola al suo palazzo della Madonna dell'Orto, Contarina si addormentò e udì in sogno una voce che le disse queste parole incomprensibili «se non la vuoi perdere, guardati dalla poesia e dalla musica». Ella si svegliò subito assai meravigliata di un tal sogno, piena d'inquietudine. Scendendo al suo palazzo udì un gran chiasso, un gran litigare dei domestici. Le vennero incontro parlando tutti insieme, e Contarina potè a stento intendere che si accusavano a vicenda di aver lasciata aperta la porta della calle, poichè qualcuno doveva esser entrato di furto con una creatura che si era poi udita gemere, e si era trovata sola soletta proprio nella camera di Sua Eccellenza e proprio nella culla d'argento vuota da dodici anni. Contarina mise un grido e respingendo tutti col gesto si slanciò nella sua camera.
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Trovò infatti nella culla d'argento una bambina bianca come l'alabastro, con due occhioni color di mare, che subito cessò di gemere e le stese le sue manine. Contarina corse allo stipo dei gioielli; era aperto, e la famosa perla del Doge, scomparsa. Ella intese allora che Dio aveva veduto il suo pensiero di S. Zanipolo ed esaudito il voto della mendicante. Folle di gioia, vestì subito la piccina con le vesti della sua dolce morta e mandò a chiamare il marito cui raccontò ogni cosa, l'augurio, il pensiero e il miracolo. Sua Eccellenza Giovanni Contarini rispose che probabilmente un ladro aveva rubata la perla e lasciata la bambina, ma che vedendo lei così felice, egli era contento di tenersi la piccina per figliuola. Era il giorno di Santa Margherita e le fu imposto il nome di Margherita che vuol dire perla, ma lei, quando cominciò a parlare, invece di dire «Margherita» diceva sempre Màlgari e tutti finirono con chiamarla così.
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