Màlgari crebbe rapidamente e sarebbe stata la più bella bambina di Venezia senza quel suo pallore straordinario. I domestici di casa Contarini e le dame invidiose di Venezia volevano per forza che fosse sangue vile di zingari o di ladri; ma ell'aveva un viso così nobile e gentile, una voce così soave ch'era ridicolo di affermare tal cosa.

Vivacissima di sentire, era molto gaia, scherzava, giuocava tutto il giorno, rideva spesso d'un suo breve riso argentino, a trilli; ma se udiva una maldicenza, una parola incivile o triviale, se vedeva un atto malvagio o villano, se le raccontavano dolori o tristizie della gente; se qualchevolta suo padre e sua madre altercavano insieme, e, sopratutto, se si accorgeva di una menzogna detta in sua presenza, si chiudeva tosto in una grave, silenziosa malinconia. Aveva quattro anni quando, una notte d'estate, passò per il rio della Madonna dell'Orto qualcuno che cantava accompagnandosi con la chitarra. Màlgari, che dormiva con sua madre, si svegliò, scivolò dal letto, vi rimase fino a che potè udire la voce che si perdeva verso S. Alvise, e cadde poi svenuta sul pavimento.

Quando rinvenne, nel letto di sua madre, la supplicò di lasciarla ritornare alla finestra, di farle udire ancora quel suono e quel canto. Poi assalita da una febbre ardente, delirò per tre giorni e tre notti, tornando sempre a questo punto che la chiamavano, che doveva partire, che lei non era veneziana, che aveva udito una voce del suo paese; e abbracciava la povera desolata Contarina dicendole: «Mamma, mamma, conducimi via!» Allora Contarina, ricordandosi delle parole udite in sogno e pensando che a Venezia sarebbe stato impossibile tener Màlgari lontana dalla musica, se non dalla poesia, propose al marito di partir per la sua isoletta di Syra nell'Arcipelago greco, dove aveva un palazzo che sorgeva fra boschi di ulivi, di aranci e di lauri a guardar il mare. L'isola non era abitata che dai coloni e dai giardinieri di Contarina. Sua Eccellenza Contarini rispose ch'era una pazzia e ch'egli non poteva spiantarsi da Venezia. Contarina si ostinò e partì sola con Màlgari.

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Tutti gli abitanti di Syra ebbero subito assoluto divieto di tenere strumenti di musica e di cantare. Contarina proibì persino di suonar le campane della chiesa perchè la sera stessa del suo arrivo all'Ave Maria, Màlgari si era tutta rimescolata udendole suonare nella solitudine, tra il fragore del vento e delle onde. Non per questo la bambina riebbe l'umor lieto di prima. Giuocava di rado, adesso, e non rideva quasi mai; era però contenta di trovarsi proprio in mezzo al mare e passava lunghe ore sul lido ad ascoltar la gran voce dell'Egeo.

Avanzando negli anni diventò avida di letture e fece lunghe dimore nella biblioteca del palazzo, dove una volta sua madre la trovò a leggere il Tasso, con gli occhi scintillanti, con il polso e il calor febbrile, ebbra di quella poesia. Perciò Contarina fece togliere dalla biblioteca e bruciare tutti i libri di versi. Sua Eccellenza Contarini non veniva a Syra che una o due volte l'anno nè vi si tratteneva più di tre giorni. Egli era irritato, sulle prime, di ciò che chiamava la pazzia di sua moglie; poi vi si abituò. Màlgari si affliggeva segretamente di veder che suo padre e sua madre non si amavano più e aveva pregato più volte quest'ultima di ricondurla al padre, non sapendo il segreto della propria origine e della fuga da Venezia che ella attribuiva a quel suo capriccio infantile di bambina malata. Ma sua madre l'avea sempre supplicata, prima con baci e carezze, poi con lagrime, di non insistere.

Màlgari era sui tredici anni quando una cameriera cacciata le disse, per vendetta, come ella fosse entrata in casa Contarini; per mano dei ladri e di zingari. Màlgari gelò, diventò ben più bianca d'una perla, rispose a colei «vi perdono» e andò da sua madre, volle, colla fermezza severa d'una piccola regina, conoscere da lei la propria storia. Contarina le raccontò tremando il miracolo, e, il bel viso pallido di Màlgari si trasfigurò come se vi salisse dentro una luce di alba. «Sì, mamma» diss'ella «sento che non sono la zingara, che son la perla; ma non bisogna dirlo nemmanco all'aria che non m'ingiallisca, nemmanco al mare che non mi prenda. Ora spiegami perchè non vuoi che nessuno qui suoni nè canti e perchè non mi hai più lasciato leggere quel libro così dolce.» Contarina si schermì dal rispondere a queste domande, e Màlgari non insistette. Si accontentò di sussurrar nell'orecchio a sua madre, abbracciandola: «vorrei ritornare a Venezia».

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Quella sera stessa la giovinetta discese al mare in un recondito seno chiuso fra due scogli neri dove l'onda si addormenta sulla sabbia fine e lucente, e grandi pini ad ombrello, levandosi sopra le macchie di Lauri, cantano ad ogni fiato di vento che passa in alto. Parve Màlgari non aver mai amato tanto il mare. Si lasciò cader sulla sabbia, si distese lungo l'umido confine dell'onda, se ne fece lambire dai piedi ai capelli, e l'onda era così tepida, molle, amorosa, che Màlgari parlò con lei, piano piano, figurandosi la sua vita antica di perla, aprendo il suo cuore, domandando all'acque materne quella dolcezza che aveva sentita una notte a Venezia, che aveva sentita un giorno nella biblioteca leggendo la storia di Clorinda e di Tancredi. E l'onda rispondeva piano piano, pareva che avesse in sè qualche cosa dell'una e dell'altra dolcezza, che promettesse molto più. Il cielo era oscuro, l'alto mare si confondeva con esso; ma, a poco a poco, Màlgari, non sapendo bene se fosse desta o no, vide tanti piccoli chiarori argentei movere da lontano verso di lei; distinse a poco a poco, in ciascun chiarore, una figurina umana, tante bionde e brune teste di giovinette che rompeano veloci le acque fosforescenti, tante picciolette mani che gittavano scherzando a manca, a dritta e in alto spruzzi di brillanti. Non entrarono nel seno dove era Màlgari, ma gli passaron davanti rapidamente, così da presso che il bagliore delle fosforescenze illuminava gli scogli, la riva ed il bosco. Ciascuna testina si voltava, passando, a guardar Màlgari ma nessuna venne a lei tranne l'ultima che girò fra gli scogli ed entrò nella rada, fermandosi a pochi passi dal lido.

— Chi siete? — le chiese Màlgari.