Per ritardare le nozze, pregò all'ultimo momento che si celebrassero nell'isola di Syra. Il Doge acconsentì e i due fidanzati partirono sopra due navi della Repubblica, accompagnati dai loro parenti, da un gran numero d'amici, di clienti e di servi. Era il plenilunio di agosto e la seconda notte del viaggio, una notte splendida, Màlgari salì sola verso il tocco in coperta a goder la luna ed il fresco. Sedette a prora contemplando il mare e dopo qualche tempo s'avvide di un marinaio che voleva accostarsi a lei e non ardiva. Gli domandò affabilmente che desiderasse ed egli si scoperse per il giovane musicista straniero guarito dalla peste. Màlgari si turbò profondamente, non gli chiese perchè si trovasse a bordo in quel travestimento; e il giovane le disse solo che il suo repentino abbandono l'aveva accorato e che ora era felice di poterle almeno dire «grazie». Per la prima volta un lieve color di rosa passò non veduto sul viso della fanciulla che lasciò cadere questo discorso. Pregato da lei, il giovane straniero parlò del suo paese. Era un paese lontano lontano verso il nord, cinto a mezzogiorno e a ponente da un mare tempestoso d'estate, gelato d'inverno, un triste, povero paese tutto scogli, laghi, boschi di betulle che negli anni di carestia si scorticano per farne pane; un paese di gente buona e semplice, di pescatori che errano sui laghi nei tronchi incavati degli abeti, che cercan la trota sotto le cascate spumanti, di cacciatori che inseguono l'anitra selvatica e l'eider fin sulle onde del mare, che volano sulle slitte veloci in traccia della volpe, del lupo e dell'orso; un paese povero d'oro, conchiuse il giovane, ma ricco delle due più belle cose che il mondo abbia, la musica e la poesia. Màlgari trasalì. «Come mai?» esclamò. «Come può dir questo?»
Allora il giovane straniero le parlò di un magnifico poema della sua patria, che ancora si cantava dal popolo, nella fredda stagione intorno al focolare domestico e nell'estate all'aperto, sulle praterie, sulle sponde fiorite dei laghi, sui lidi del mare. E le raccontò le parti più belle del poema, storie d'amore, storie d'odio, storie di pace, storie di guerra. In ultimo le raccontò la storia di un gran vecchio glorioso, poeta e Re, che cantando sul lido s'intenerì del proprio canto, e pianse, e le lagrime cadendo nel mare, vi diventarono perle. Màlgari voltava le spalle alla luna che battea sul viso dello straniero; seguiva il racconto con gli occhi spalancati, intenti, stringendosi le mani di ghiaccio sul petto pieno d'amore e di dolor mortale.
«Perchè» susurrò poi ch'egli tacque «perchè non vi ho riveduto prima?» E subito si pentì di queste parole, si voltò a guardare il mare in silenzio. Ed ecco non tanto lontano i correnti chiarori argentei, le testine bionde e brune delle Nereidi. Màlgari credette ravvisar la sua, la sola che si voltasse a guardar il bastimento; credette incontrare e intendere quello sguardo.
«Mi suoni» diss'ella subito al giovane «mi suoni il canto del vecchio poeta».
***
Il giovane andò e tolse il suo strumento, un violino italiano, «Grazie» disse Màlgari al suo ritorno. «Aspetti, non voglio esser veduta se mi cercano.» Sedette fra il cannone di prora e il parapetto della nave.
Lo strumento suonò, con tutta l'anima sua di patriota, di artista, e di amante, una musica sublime. I delfini innamorati seguivano la nave, i marinai e gli ufficiali, i servi e signori accorsero, si affollarono sul ponte ad ascoltare il magico suono senza che il suonatore se ne avvedesse. Quando se ne avvide s'interruppe, volle congedarsi da Màlgari; ma di lei non trovò più che un fazzoletto bagnato di lagrime.
La gente stupida credette che si fosse gittata dalla nave per non andare sposa del Doge. Contarina Contarini morì di crepacuore vedendola tornata in perla sul fondo dell'Adriatico, ma noi non abbiamo queste idee sciocche e tristi. Se di lei solo rimase un fazzoletto bagnato di lagrime, noi sappiam che la perla era fatta di lagrime appunto e dell'anima d'un poeta; noi sappiamo cos'ha detto la piccola Nereide malinconica dell'Egeo:
«Io sono del mare, tu sei del cielo».