— Io son del mare — rispose la malinconica testolina bruna. — Tu sei del cielo.

E senza dirle addio girò veloce e disparve dietro lo scoglio, seguendo le sue sorelle.

Màlgari se ne ritornò a casa, non parlò delle Nereidi e non domandò mai più a Contarina perchè la tenesse lontana dalla musica e dalla poesia.

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Ella non rise più, dopo quella sera; e diventò ancora più dolce e pia. Nessuno soffriva nell'isola senza ch'ella pure soffrisse, senz'avere da lei pietà, aiuto e conforto. Ella entrava nelle case e nelle anime della povera gente, e nelle case e nelle anime restava un lume di lei. Ritornò sovente, la sera, a quel golfo recondito ma non vide più le Nereidi.

A quindici anni ne mostrava nel viso e nell'alta graziosa persona, dieciotto; e Contarina andava già pensando se le cercherebbe marito o no. Giovanni Contarini non veniva da due anni e scriveva di rado, non più di una volta ogni due mesi, quando la nave dei Borsari, mercanti a Rialto, andando a Smirne, toccava l'isola. Una volta la nave non portò lettere, portò invece la notizia che una terribile pestilenza era scoppiata in Venezia. Contarina ne fu atterrita pensando al pericolo del marito, al rimorso proprio s'egli venisse colto dal morbo e lei non fosse ad assisterlo; ma molto più rimase atterrita quando Màlgari le dichiarò con i suoi modi miti e risoluti che il loro dovere era di ritornare a Venezia e che bisognava compierlo. Contarina piegò il capo come lo avrebbe piegato davanti a Dio e quindici giorni dopo le due signore entravano nel loro palazzo della Madonna dell'Orto dove Giovanni Contarini era morto di peste il giorno innanzi. Contarina si disperò, pianse molto e propose a Màlgari di partire subito; ma la fanciulla che non aveva strillato nè pianto, le rispose che se Contarini era morto nell'abbandono, la colpa ne pesava sopra di loro e bisognava espiarla. Ella stessa, per sua parte, intendeva farsi infermiera degli appestati. Contarina si sentì morire ma non ardì opporsi perchè Màlgari aveva parlato con un'aria di regina e anche di Santa.

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Questa si pose subito all'opera. I poveri infermi erano spesso abbandonati, per paura, dai loro parenti, si trascinavano spesso a morire sulla pubblica via. Màlgari, con quella sua bellezza mistica, con la voce soave, con le delicate mani abili a tutto e di nulla sdegnose, fu invocata e benedetta da ricchi e da poveri, che la chiamavano la Madonna dell'Orto. Ella assistette, fra gli altri, un giovine musicista straniero, venuto dal Nord in Italia per l'arte sua; un povero bello e gentile giovane, che, guarendo, si innamorò forte di lei e non glielo potè dire perchè ella, sentendo pure confusamente che l'avrebbe amato e che quello non era il tempo di amare, lasciò a un tratto di visitarlo. Cessata la morìa, pensò ancora a lui, e molto; ma non lo vide più.

Il Senato la onorò grandemente, il Doge fece ancor più: la domandò in isposa. Contarina, malgrado mille trepidazioni sue proprie e la fredda renitenza di Màlgari, fu di avviso che non si potesse rifiutare il Doge. Tuttavia Màlgari lo rifiutò, e solo per ischerzo soggiunse che s'egli dotasse tutte le donzelle povere e ricoverasse tutti i pezzenti di Venezia ci ripenserebbe; se poi levasse dalla piazza di S. Marco il Campanile cui non poteva soffrire, si risolverebbe addirittura di sposarlo. Il Doge rispose che le due prime condizioni erano accettate e che eseguirebbe anche l'ultima nel terzo anno dalle nozze. Màlgari si rattristò assai perchè se diceva di no toglieva pane, tetto, allegrezza a tante migliaia di creature umane e il sì le ripugnava oltremodo. Le parve che il bene fosse dalla parte del sacrificio e si sacrificò.

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