Qualche volta, questa è la confessione più dura presso a donne giovani e belle che potrebbero forse amarmi, ne rimango turbato e immagino la possibilità d'essere infedele a Violet benchè il cuore non vi avrebbe parte. Sono allora assalito da incredibili terrori e agitazioni di spirito onde mi rifugio affranto e mi riposo nell'appassionata speranza di esser sciolto dal corpo mortale.
Adesso non la odo mai, in sogno, la dolce voce; e ben di rado veggo lei. Quando la sogno mai non mi apparve venuta da morti, ma sempre come nella vita prima; e ben di rado mi abbraccia e mi bacia come amante. Quando ciò avviene mi sveglio e mi dispero che non sia presso a me, non lo posso credere.
Sì, anche questo mi fa guerra, l'inestinguibile amore per il suo corpo. Vi hanno momenti in cui l'idea di una ventura trasformazione del suo corpo sia pure gloriosa, mi opprime. Vorrei che nella vita futura Violet avesse i suoi capelli ricciuti, i suoi occhi color dell'onda, le sue bianche mani, ah le sue labbra così dolci. Vorrei che avesse la sua stessa persona con quell'andatura stanca, la vita sottile che io cinsi, le braccia che cinsero il collo a me. Non sogno splendori, vorrei che non fosse più bella di quando era qui.
Ma so come son ciechi e stolti questi desideri, riconosco la impotenza del cuore e della immaginazione umana a concepire il nostro stato di futura gloria, credo che la essenza di ciascun corpo rimane riconoscibilmente, comprimo in questa fede i miei sensi, e riposo.
Su argomenti d'arte non ho mai da lei comunicazioni interne. Quando eravamo fidanzati mi chiese se le avrei permesso di starmi vicina durante il mio lavoro, e mi promise con un sorriso, con un accento indimenticabile, di tacer sempre, di non guardarmi neppure. Così fa. Mi guarda, forse; ma tace. Intende tuttavia ed ama tutto quello che scrivo, ne gode umilmente, come in vita; e se i miei libri non piacciono altrui, lo si dica, lo si predichi, lo si stampi e mi si lasci in pace, poichè io mi contento per mio premio, di questa umile gioia.
Il mondo, amica mia, non me la guasterà mai come invece mi ha guastato. Le dirò in qual modo la dolcezza del mio segreto e del mio rifugio. Dieci anni son passati dalla morte di Violet ed io mi tengo sicuro di aver soddisfatto, in sostanza, il desiderio espressomi da lei quando navigando il Reno da Bingen a Rüdesheim mi disse che se fosse improvvisamente scomparsa non avrei dovuto far saper niente a nessuno, in Italia, del nostro legame. La sventura accadde e fu conosciuta a Rüdesheim prima che Steele spedisse le lettere di partecipazione; ed io tenevo ancora presso di me per recarle alla Posta di Stuttgart le lettere che avevo dirette ai parenti e agli amici più stretti. In Italia non mi confidai che con mio fratello e n'ebbi la promessa formale e solenne del segreto. Lei mi riferì poi le dicerie corse sui miei amori e le trovai lontane dal vero. La presente narrazione era già molto inoltrata quando Ella m'invitò a' suoi grandi ricevimenti di quaresima. Ci venni, se si ricorda, tre volte, e l'ultima volta ebbi una conversazione abbastanza lunga colla bella e ammirata signora… che ostentava, quella sera, di ricercare la mia compagnia. Trovandomi forse troppo diverso dagli altri, mi disse: «O Le sono antipatica o Lei nasconde nel cuore qualche segreto» e si mise a interrogarmi sul colore dei capelli e degli occhi della mia amante, mi domandò a quante centinaia di chilometri la stessi adorando col mio spiritualismo trascendentale. Siccome io rispondevo un poco ironicamente, la signora mi susurrò:
—Guardi bene, io so cosa c'è nella Sua casa di… non ricordo il nome del paese, adesso; ma insomma lassù fra le montagne.
Come lo sapeva? Qui non porto domestici, qui non ricevo amici. Replicai subito, benchè colpito al cuore, che poteva parlare ad alta voce perchè in casa mia non vi erano misteri. Allora Lei ci si avvicinò e disse: che conversazione animata!—Subito si fece ardito d'intervenire il nostro vecchio amico X, innocente corteggiatore della dama, che ci girava intorno da un pezzo, pieno di sospetto.
—Parleranno di qualche libro, m'immagino—diss'egli.
—Appunto—rispose la mia interlocutrice.—Si parlava di un libro interessantissimo, non ancora pubblicato, che avrà per titolo: Il mistero del poeta.