Il nostro sentiero toccava la stalla degli asinelli che si noleggiano di solito agli ospiti dell'Hôtel Belvedere. Mrs. B. s'era fermata a discorrere col padrone. Noi passammo avanti.

—Adesso—riprese Violet quando ci fummo dilungati abbastanza—comprendo che devo scrivere questa cosa. Non è un segreto, ma è una cosa ch'Ella non sa e che deve sapere. Il suo libro Luisa m'ha fatto una impressione profonda, più che non le ho detto finora, e la Sua simpatia mi è tanto cara; mi sarebbe molto dolore non solo s'Ella mi dimenticasse ma anche se pensasse di me come non bisogna! Io parto presto e non ci sarà mai più occasione di spiegare le cose.

Un gelo mortale mi prese, ebbi appena la forza di rispondere che mai mai la dimenticherei e che ora desideravo di essere sepolto sullo scoglio; quanto più presto, tanto meglio.

La sua mano convulsa mi afferrò il braccio.

—No—diss'ella.—Non voglio! Non voglio!

A questo punto sopraggiunse la B. e non ci lasciò più fino all'albergo. Mrs. Yves salì subito alle sue stanze e io corsi a chiudermi nella mia. Un momento mi disperavo, un momento la gioia d'essere amato divampava in me. No, aveva detto Violet, non voglio! Afferrai la penna e scrissi:

Ah no, se tu m'ami, vorrei
Posar nel più fondo vallon.
Nè pietra nè croce vi avrei,
Tu sola, sapresti ove son;

Nè il secol maligno che accora
Direbbeti oltraggio per me.
Direbbe: la fredda signora
Ondina ne l'Alpe si fè.

In riva d'ombroso torrente
Fa con l'acque pure a l'amor;
Sul musco si posa languente,
Ai deserti dona il suo cor.

Diletta, sarei nei vivaci
Gorgoglii de l'onda che va
Con un suon sommesso di baci
Che sosta in eterno non ha.