Si salutarono. L'uomo entrò nel caffè e Violet si chinò avanti per parlare al cocchiere. Allora io dissi abbastanza forte i due primi versi della poesia tanto a lei cara:
Ah no, se tu m'ami, vorrei
Posar nel più fondo vallon.
Ella si voltò di slancio a me ch'ero già allo sportello. Le presi ambo le mani; per alcuni istanti non fummo in grado di proferir parola, nè lei, nè io. Faceva scuro, ma eravamo così vicini ch'io potei vederle negli occhi e sulla fronte la stessa improvvisa passione cupa di quel felice momento in cui, letti per la prima volta i versi dell'amore e della morte, mi aveva guardato in silenzio. Ella gittò quindi un'occhiata al cocchiere, ritirò le mani rapidamente,
—Qui?—mormorò in italiano—Come è qui?
—Lo domanda?—risposi.—Come mai lo può domandare? Vengo da Napoli.
—Oh viene da Napoli!—esclamò in tedesco.—Bravo! Si ferma? Oh!—soggiunse, stavolta, in italiano e nel tono di prima.—Non doveva venire! Dio mio, perchè è venuto?
Tacque un istante e poi mi chiamò sottovoce, deliziosamente, per nome; ebbe ancora come un sussulto, uno slancio represso di tutta la persona verso di me.
—Addio!—riprese.—Non posso più restar qui e non La posso rivedere.
Hanno anche avuto sospetti, per le lettere.
—Non mi può rivedere?
La mia voce dovette suonare molto accorata!