—Ubi non Hymetto—risposi—mella decedunt….
Credo che mi avrebbe abbracciato; oramai eravamo amici.
Si visitò assieme le collezioni ecclesiastiche. Lo sconosciuto discorreva molto e piacevolmente. Non era la prima volta che visitava il Museo; non ne voleva vedere se non due o tre sale per volta. Infatti i custodi lo conoscevano. Ne udii uno che lo additava ad un collega, e diceva ridendo: der Schwabe! Intanto era venuta l'ora della seconda distribuzione postale e mi congedai dal mio compagno, che volle ci scambiassimo le nostre carte di visita. Trasalii leggendo sulla sua: Dr. STEPHAN TOPLER. Non ero sicuro se fosse un prete o no; ma che fosse il fidanzato non era possibile!
XV.
La lettera di miss Yves mi aspettava all'albergo. È la sola che non ho conservata. La bruciai dopo averla letta o riletta infinite volte, in un impeto d'orgoglio, di gelosia, non potendo sopportare presso a me certe parole che mi dovevano guarire col ferro e col fuoco e solo mi mettevano una febbre amara, che conoscevo, che avevo prevista, che tanto più m'irritava quanto più ero sicuro di vincerla. Non ricordo l'esordio troppo bene. Miss Yves cominciava, mi pare, con attribuire in gran parte alla sorpresa il suo turbamento della sera precedente, e parlava poscia con gratitudine delle lettere in cui le avevo aperto l'animo mio: prometteva serbarne affettuosa memoria. Non dimenticai una sola delle parole che seguivano
«Vi hanno per me invincibili ragioni di non andare più oltre. Se lo facessi, mi risospingerebbero indietro i rimproveri del mio passato, l'impero del presente, le minaccie dell'avvenire.
«Mi sono convinta, dopo una notte di riflessioni non piacevoli, che devo essere ancora più dura di così. Fin da quando c'incontrammo la prima volta con simpatia ebbi lo stesso concetto della mia situazione che ne ho in questo momento. Io fui debole quando Le inviai quel fiore da Napoli e fui debole anche iersera. Devo impedirmi simili debolezze per l'avvenire, devo pregarla di considerare cessata ogni relazione fra noi, meno che nella memoria. Se Ella non accetta e cerca vedermi ancora dovrò mostrare d'aver perduta anche la memoria di Lei.
«Non è vero ch'Ella non m'infliggerà un simile dolore? Ciò che Le ho scritto è la mia inflessibile volontà. Se questo può temperare la sua passione, sappia che io ho amato anni sono come non potrò amare mai più e mi sarebbe vergogna se lo potessi. Ella non saprebbe rendermi nè felice, nè infelice quanto un altro mi ha resa.»
La mia mano vibrava di commozione tenendo questa lettera in fiamme. Erano parole false che s'incenerivano, era un'artificiosa freddezza che ardeva; tutte queste inutili menzogne sparivano fra lei e me. E se hai amato, le dicevo abbracciandola in mente con passione e con ira, se hai amato altri prima di me, cosa m'importa? Puoi tu sapere, tu che mi ami, quanto ti renderò felice? E qual è, in nome di Dio, il passato, qual è il presente, qual è l'avvenire che può toglierti a me?
Risposi sull'atto, così: