—Questo lo capisco—replicò Topler bruscamente.
—Devo pure dirle—soggiunsi—che malgrado la volontà di miss Yves resterò qui e farò il possibile per vincere questa volontà.
—E cosa dovrò dunque dir io?—proruppe Topler.
—Che non ho voluto tacere ed approfittare dell'amicizia Sua per giungere copertamente a' miei fini.
—Questo lo ha già fatto! E adesso quale azione è la Sua di perseguitare una signorina che non è più libera e che La respinge?
—Signor Topler—risposi—non mi giudichi, non…
—Io La giudico!—-esclamò Topler furiosamente.—Giudico Lei e le Sue azioni come mi pare e piace! E le proibisco di restare ad Eichstätt! Le proibisco di molestare la fidanzata di mio fratello!
—Scusi—replicai tranquillamente.—Miss Violet Yves mi ama.
Stavolta Topler mi appuntò al viso l'indice della mano destra, mi guardò a bocca aperta e non disse verbo. Parve che la sua collera si sciogliesse in stupore.
Dopo un minuto di contemplazione attonita i suoi occhi si ravvivarono improvvisamente, il suo viso si colorò. Trasse di tasca un grande fazzoletto giallo e rosso, vi guardò dentro, brontolò: è matto; poi si soffiò fragorosamente il naso, e, fatto un nero cipiglio, raggomitolandosi in furia il fazzoletto fra le mani, vi borbottò su a precipizio: