«Sai che anche prima di conoscer te, nessuna canzone popolare del mio paese, nessun Lied tedesco mi è stato mai più caro di questa antica ballata inglese?

«Sono tanto triste, ho tanto bisogno di te, vorrei andare alla finestra, chiamarti nella notte.

«Violet, Violet! Darling!»

XXVII.

All'indomani, molto per tempo, ricevetti il seguente biglietto:

«Fanny Treuberg, nata von Dobra, dolente di non esser stata in casa ier l'altro, aspetta il signor*** oggi, domenica, dopo le undici.»

Suonai il campanello di casa Treuberg al battere delle undici; nessuno al mondo sarebbe stato capace, nel posto mio, d'attendere un altro minuto. M'introdussero nel salotto stesso dell'altra volta e mi dissero di aspettare la signora, che sarebbe venuta subito. Non osai domandare di miss Yves. Vi era ancora il vaso di fiori, ma senza rose, stavolta; v'erano le fotografie. Solo le sedie non erano al posto di quel giorno. Mi accostai al tavolino. Sentivo ancora il profumo de' suoi capelli, mi serravo sul petto le sue mani gelate. La signora Treuberg entrò.

—Ho mio marito a letto da ieri—diss'ella.—È un male da nulla, ma egli è inquietissimo, mi vuol sempre in camera.

Non compresi che significasse questo esordio. Feci un gesto come per giustificarmi d'essere venuto e per prender licenza.

—Ma no, ma no!—esclamò La signora.—La ho ben pregata io di venire.
Sieda! Mio Dio, non so come incominciare.