La sera del secondo giorno dal mio arrivo ebbi questo biglietto da
Magonza:
«Dovevamo restar qui una settimana, ma ho ottenuto che si parta domani. Oh non posso, non posso più stare lontana da Lei! L'anima mia è più che mai Sua, tutta Sua, ma, nella lontananza, le antiche obbiezioni mi combattono ancora. Io non voglio più ascoltarle, però soffro, soffro, ho infinitamente bisogno di esser con Lei. La mia amica desidera viaggiare di notte; così partiremo col treno della riva sinistra che arriva a Bingen prima dell'alba. Gli Steele hanno molte cose a fare colà e non si sa ancora quando tragitteremo a Rüdesheim. Se Lei ode il treno, metta un lume alla sua finestra; credo che lo vedrò benissimo anche dalla sponda opposta del Reno e sarò tanto felice di vederlo! Non venga a Bingen e neanche cerchi di vedermi nel passaggio dallo sbarco di Rüdesheim al villino Steele. Venga al villino alle cinque; allora ci troverà di sicuro.
«Addio, addio. I love you.
«V. Y.»
XXXII.
(Dal quaderno).
Ad alta notte rombando
Passava il treno lontano.
Venni al balcon palpitando
Con la lucerna a la mano.
Laggiù correvi correvi
Tu via nel treno veemente,
Come una stella vedevi
La mia finestra lucente.
Allor ti strinsi al mio petto
Con un fulmineo pensiero;
Tu pur sul core m'hai stretto
Nel più profondo mistero.
Passàr le rote remote,
Io sul balcone impietrai;
Mirai le tenebre vôte
Ed il silenzio ascoltai.