Gli occhi dell'Albani si iniettarono di sangue. A lui non era mestieri di leggere quello scritto per accertarsi della propria sciagura, per riconoscere avverati i suoi presentimenti sinistri.
E nondimeno portò la mano alla fronte e fece un gesto come a rimuovere un velo che gli offuscasse la vista. Le sue pupille avide e truci sibilavano le parole,—e ciascuna di quelle sillabe gli sgocciolava sul cuore come una stilla di piombo infuocato.
Il veto del Gran Proposto portava una data recente, ad era formulato nei termini più assoluti.
«Io sottoscritto, appoggiandomi ai miei diritti di paternità, e rassicurato in questi diritti da gravi ragioni che io farò valere, dietro reclamo delle parti interessate, dinanzi al Consiglio inappellabile degli Anziani di famiglia; credo di opporre il mio veto alla petizione di matrimonio civile inoltrata dall'inscritto Redento Albani in favore dell'accettante Fidelia Berretta, mia figlia adulta.
TERZO BERRETTA Gran Proposto della famiglia Olona».
Sotto il peso di un'accusa inaspettata e terribile, avviene che l'uomo più incolpevole provi il bisogno di scandagliare la propria coscienza, non foss'altro per attingervi il coraggio e la forza di respingere gli attacchi. Ma l'Albani era troppo sicuro di sè stesso per discendere a questo esame. Il veto del Gran Proposto, per tutt'altri che per lui, poteva essere considerato un atto di accusa; ma egli, per quella logica di sospetti e di diffidenze che era stata il supplizio de' suoi giorni di esilio, per quella divinazione del presentimento che rare volte fallisce, per gl'impeti sdegnosi del suo nobile cuore, non rimase perplesso un istante. Quelle linee fatali scritte dal Gran Proposto erano la dissimulazione del codardo, la calunnia, il tradimento, il principio di un assassinio legale.
I pugni serrati alla sbarra del leggio, le labbra livide e spumanti, l'Albani rimase alcun tempo nella immobilità contratta del forte che vuoi resistere agli impeti della passione.
Orribili disegni gli attraversavano la mente. I truci lampi del suo sguardo rivelavano l'anelito della vendetta. Quell'uomo era il nembo che si condensa per esplodere terribilmente.
E forse, nell'impeto, della disperazione, l'Albani avrebbe tutto dimenticato, il suo amore, la sua donna, i suoi doveri verso la società, i mezzi più pronti e più validi che la legge istessa gli offriva per ottenere giustizia; se a scuoterlo dal cupo letargo non fosse intervenuta una voce piena di dolcezza, una voce santa come le aspirazioni di Dio, cui quel carattere indomito e procelloso non aveva mai resistito.
Era la voce del suo compagno di espiazione, di lui che lo aveva sorretto per cinque anni sul cammino del dolore; del giovine levita che portava il nome di Fratello Consolatore.