La parola, l'aspetto di quell'amico produssero nell'anima dell'Albani una reazione benefica.

—Tu qui, fratello!—esclamò l'Albani volgendosi al Levita, e gettandogli al collo le braccia.

—Io!… E poteva essere altrove in questo momento?… L'ora del tuo ritorno era scritta nel mio cuore, ed io sapeva che i tuoi primi passi sarebbero diretti a questo luogo, e che qui… avresti avuto bisogno di conforti e di consigli.

—Io ti ringrazio, fratello!—rispose l'Albani, dopo aver sfogato sul petto del levita la piena delle lagrime—io ti ringrazio!… Ebbene!… Vediamo; quali conforti, quali consigli puoi tu offrirmi? Vedi!… Io mi era affidato alle tue promesse… Io aveva contato sulla giustizia di Dio… ed anche un poco sulla giustizia de gli uomini!…

—E troppo presto hai cominciato a disperare soggiunse amorevolmente il levita.—I conforti che io ti posso offrire derivano sempre della medesima sorgente, dalla fede nello spirito del bene; i consigli saranno ora come sempre quelli della ragione e della legalità. Non hai tu nulla da rimproverare a te stesso? Sei tu disceso nella tua coscienza per investigarne le pieghe più occulte? Hai chiamato a rassegna le tue azioni dal giorno in cui la umanità ti aperse le braccia rendendoti il bacio del perdono e dell'oblio? Or bene: poichè nessuna ricordanza di colpe viene ora ad affliggere il tuo spirito; poichè a nessun dovere hai mancato verso la patria, verso la società e verso le leggi, non è mestieri che io ti insegni ciò che ti resta a fare. Quel libro sul quale è registrata l'accusa, ti aprirà le vie della giustizia, ti accorderà tutti i mezzi della discolpa. Se ti preme l'amore della tua donna, se ti è cara la tua onoratezza, se non hai ripudiata quella fede religiosa che grida alla coscienza: esser dovere dell'uomo cooperare incessantemente sulla terra al trionfo del bene, tu guarderai in faccia alla verità, e la sfiderai al cospetto dell'universo!

L'Albani stette alcun tempo senza proferir parola. Poi, coll'accento dell'incredulo che sì piega ad una convinzione autorevole:

—Amico… fratello—disse al levita—fino dal primo momento che mi occorse agli occhi quel veto, ho riconosciuto che esso racchiudeva una calunnia, una trama inqualificabile, contro la quale io sarò impotente a lottare. Essi… gli infami… avranno calcolato tutte le evenienze possibili… Egli che occupa un posto tanto eminente nella società, non potrebbe lanciare un tal colpo, se prima non fosse ben sicuro che non avesse a ricadergli sul capo. Io ti giuro, fratello, che il mio cuore non ha più fede nella giustizia degli uomini. Nondimeno voglio cedere ancora una volta a' tuoi amichevoli consigli che mi furono legge negli anni più desolati della mia esistenza. Ma, bada! questa è la mia ultima prova! Se dessa non riesce quale tu me la prometti, quale dovrebbe riuscire perchè io riconosca il tuo Dio, allora tu stesso dovrai assolvermi dall'obbedire alle leggi del male, ed io diverrò quello che fui nei primi tempi della mia giovinezza: un vindice della umanità conculcata, un fulmine dei soperchiatori e dei despoti.

Ciò detto, l'Albani si accostò di nuovo al leggio, prese una penna, e sotto il veto del Gran Proposto scrisse le due linee seguenti:

«Io domando che, a termine di legge, entro le ventiquattro ore prescritte, il Gran Proposto Terzo Berretta mi renda ragione del suo veto dinanzi al Consiglio degli Anziani.

«REDENTO ALBANI».