Caliamo la tela su questa scena di desolazione e di tumulto.
CAPITOLO XIX.
Le dimissioni.
Due giorni sono, trascorsi I cittadini dell'Olona si affollano intorno a due proclami apparsi dallo spuntare del giorno sulle muraglie di affissione.
L'un d'essi porta la firma del Gran Proposto, l'altro è segnato
Torresani.
Soffermiamoci dinanzi al primo proclama, e leggiamo:
«Ai presenti ed ai lontani salute e buon senso!
«Duemila telegrammi partiti dai centri esecutivi della Unione domandano che io mi dimetta dalla carica di Gran Proposto dell'Olona.
«Lo stesso voto esprimono le seicentomila cartoline postali che oggi pervennero al mio domicilio. Dinanzi a questa e ad altre manifestazioni imponenti dell'autorità pubblica, io non posso indugiare un istante a svestirmi di un potere più illusorio che reale e punto invidiabile.
«Ma i motivi che contro me provocarono questa unanime protesta della opinione pubblica sono di tal natura che mi terrei disonorato affermandoli col mio silenzio. Nè moralmente, nè civilmente, io so di aver mancato al dovere; e ne faccio solenne giuramento sulle ceneri tuttora fumanti di mia figlia, testè raccolte dal funebre amianto. Nessun altro tesoro all'infuori di queste e di altre ceneri care, io esporterò dal piccolo Campidoglio ove per venti anni tenni il governo della pubblica amministrazione.