Frattanto nell'agro regnava una grande agitazione. Da una parte, i preparativi per l'ultima solennità bacchica, la quale doveva vincere in sontuosità e sfrenatezza tutte le feste antecedenti; dall'altra, i tumulti della lotta elettorale, omai prossima a chiudersi. I mistificatori della città erano venuti a inondare l'agro di proclami e di giornali. Tutti si accaloravano nella discussione; la maggioranza dei coscritti parteggiava pei candidati equilibristi, i quali miravano a distruggere ogni supremazia, fosse pur quella delle alte facoltà intellettuali e morali. Fra questi ed i naturalisti caldeggiati dal Virey esistevano delle affinità; ma gli uni dissentivano dagli altri nella scelta dei mezzi. Gli equilibristi volevano la rivoluzione immediata, micidiale, inesorabile; i naturalisti miravano a combattere gli abusi della intelligenza e della attività umana colla abolizione progressiva di ogni legge derivata dallo spiritualismo. Questi pretendevano di riformare l'umanità riconducendola ai principii naturali ed agli esercizii moderati della energia organica; quelli, allucinati ancora da un fatuo idealismo, si illudevano di poter raggiungere il benessere pubblico colla esagerazione delle utopie più fallaci.
Sì gli uni che gli altri si vantavano progressisti. Gli equilibristi procedevano sulla via dell'errore! i naturalisti recedevano verso il bene. Quale era il più savio dei partiti?
In sull'albeggiare del 18 ottobre, un grande strepito di tube egizie destò gli abitatori dell'agro. Era il giorno della grande, dell'ultima solennità bacchica. Al tripudio che ordinariamente si produce in un centro popoloso dall'aspettazione di grandiosi spettacoli, si univano questa volta le inquietudini e le ansie più che mai eccitate della passione politica. La lotta era finita il giorno precedente; si attendevano da un'ora all'altra i telegrammi annunzianti i nomi degli eletti. L'impazienza era febbrile. Milano, al quarto ed ultimo scrutinio generale, aveva eletto la sua triade definitiva rappresentata dall'Albani (spiritualista), dal Virey (naturalista) e da Antonio Casanova (equilibrista). A quale dei tre verrà deliberata la carica di Gran Proposto dell'Olona? Gli è ciò che i telegrammi annunzieranno fra poche ore.
Le belle pigianti al levar del sole son balzate dai loro letti di piume di cigno per gettarsi nella folla chiassosa che invade tutte le aree di spettacolo. Fanfare da trecento, da quattrocento e più suonatori irrompono dalle colline, riempiendo l'aria di musiche esilaranti. Dapertutto si erigono baracche, si improvvisano eleganti casupole di guttaperca per dar alloggio ai forestieri, avidi di sollazzo e di baccano. I ciarlatani sostano coi loro carri sulle piazze d'industria, mettendo in mostra i loro apparati chirurgici.
Ohimè! Non vi sono più denti da estirpare, ma in compenso, quanto lavoro, e qual lauto guadagno dalla applicazione dei denti, delle chiome, dalle sferoidi posticce! Commetteremo noi l'indiscretezza di rivelare un segreto che accusa inesorabilmente la donna del secolo decorrente? A che gioverebbe il nostro silenzio? I ciarlatani lo vanno gridando sulle pubbliche vie dalle loro bigonce rotabili. La donna del secolo ventesimo ha quasi cessato di appartenere alla classe zoologica dei mammiferi. Le pillole Raspail ed altri surrogati di allattamento insensibilmente hanno quasi atrofizzato ciò che costituiva nell'organismo del sesso muliebre un soave agente della maternità, ed un gentile, attraentissimo accessorio della bellezza. Cento anni prima, il gran Darvin avea lasciato sospettare questo pericolo, ma pur troppo le divinazioni della scienza passano in ogni tempo inavvertite.
Ciò che attirava sull'area massima la più gran folla dei curiosi era un mostruoso cartellone stampato a lettere cubitali. Il Virey e l'Albani, che passeggiavano in mezzo alla moltitudine irrequieta, calmi e sereni, poco o nulla preoccupati del voto che in quel giorno poteva elevare l'uno o l'altro ad uno dei più onorifici seggi della rappresentanza europea, si soffermavano dinanzi a quello strano reclamo.
—Mo'! vedete dove si arriva!—sclamò il Virey;—e in verità non v'è ragione da stupirne! Io stesso, nella mia prima giovinezza avevo concepito la possibilità di costruire l'uomo.
L'Albani leggeva come trasognato, facendo spiccare le sillabe:
«Elettori, Coscritti, Pigianti d'ambo i sessi:
«Leggete!!!