Non per questo dobbiamo ritenere illogici gli sforzi del secolo precedente per determinare e circoscrivere le nazioni entro i confini segnati dalla natura(2) e dalla tradizione storica.

A prima giunta parrà assurdo. Ma l'idea di costituire l'Europa in una sola e grande nazione non avrebbe potuto sorgere nella mente dei popoli se il principio di separazione non si fosse preventivamente concretato.

La mente umana procede a gradi, ma non si diparte mai dalla linea retta.

Un po' di storia retrospettiva per intenderci meglio.

Vi fu tempo—quando le aspirazioni, che più tardi si chiamarono nazionali, si agitavano in embrione nella mente di pochissimi—vi fu tempo in cui l'Italia era patria ignorata per la massima parte degli Italiani.—Ciò che per l'Italia, ripetasi per la Francia, per la Spagna, per tutte le altre nazioni.

Da noi si diceva: milanesi, bergamaschi, lucchesi, aretini, faentini e via via.

Ci vedevamo di rado. Poco ci conoscevamo: disgiunti da naturali barriere, da pregiudizii ereditati, ci detestavamo per tradizione.

Si aprirono delle strade—le comunicazioni si resero più facili—il commercio mise a contatto queste popolazioni limitrofe, che per molti secoli si credettero antipode.—Oh che?… non siamo tutti fratelli?… Non si parla tutti la medesima lingua? E dopo una tale domanda, in un giorno di buon umore o di comune pericolo, i cittadini di Lodi e quelli di Bergamo, i cittadini di Arezzo e i Pistoiesi, i cittadini di Faenza e quei di Ferrara, si fusero in una denominazione più collettiva—Lombardi, Toscani, Romagnoli. Il Municipio si eclissò nella provincia—più tardi le grosse provincie assorbirono le minori—le mille divisioni si restrinsero a cento—e quando le cento divennero dieci, la parola italiani uscì finalmente dallo spirito del popolo, e da quel giorno l'Italia fu fatta.

Più tardi—(le proporzioni si dilatano, ma il processo è sempre uguale)—italiani, francesi, spagnuoli, portoghesi, quattro nazioni di indole omogenea e strettamente collegate da reciproci interessi, un bel giorno si accorgono di aver comune l'origine.—Chi siamo? d'onde veniamo? Meraviglia! stupore!… E dire che per tanti secoli ci siamo guardati in cagnesco, chiamandoci stranieri con reciproca diffidenza ed abborrimento! Noi siamo latini!—La parola è trovata.—Una razza distinta dai germani e dagli slavi—una razza che deve fare da sè, che deve fondersi, serrarsi in vincolo dissolubile…—Latini, tedeschi, slavi—ecco la nuova divisione che deve fondare il nuovo principio separatore, che deve condurci alla unità europea.

Le strade di ferro, il compiuto traforo del Cenisio, il telegrafo parlante, le locomotive aeree, ed altre facilitazioni di contatto fra popoli e popoli, affrettano necessariamente l'applicazione del nuovo principio. Dal 1884 al 1890 la questione di razza tiene agitata l'Europa, come trenta anni prima la questione di nazionalità.