Il signore attraverso alle esitanze ed ai terrori, indovinò il desiderio della sua piccola assemblea.
Si levò di tasca il foglio cabalistico che noi conosciamo, lo spiegò sulla tavola, e si fece a narrare la sua istoria.
E poichè la storia dell'Abrakadabra vuol essere molto lunga, e, osiamo sperarlo, molto interessante, noi la riporteremo tutta di seguito senza avvertire le pause, le objezioni, le piccole controversie suscitate dai fatti, e quegli accidenti di tempo e di luogo che non hanno da fare coll'azione.
Il signore narrò la sua istoria in diverse riprese. La sua fisonomia mutava espressione a seconda degli avvenimenti, o piuttosto a seconda delle momentanee disposizioni dell'animo. A volte grave e severo, a volte scherzoso e beffardo. I suoi entusiasmi erano brevi, intermittenti—si ammorzavano d'improvviso come se un lampo di incredulità gli attraversasse la mente. Rideva nel dipingere una scena di desolazione—declamava tragicamente una inezia. Quando i suoi ascoltatori parevano profondamente impressionati, egli si affrettava a distrarli con una digressione faceta, con un episodio puerile. Non sempre riusciva all'intento. Col procedere della narrazione, collo svilupparsi degli avvenimenti, egli prendeva pe' suoi personaggi immaginarii, un reale interesse. Finiva coll'amarli—e da ultimo, come il Dio della Genesi, si pentiva di averli creati.
Comprendete voi quest'uomo singolare?… Lo vedete?…
Ascoltate la sua istoria come egli ve la narra—meditando e ridendo.
CAPITOLO VII.
Dove conduce il principio di nazionalità.
A quell'epoca—parlo del 1977—l'Unione Europea(1) era un fatto compiuto.
Quante transazioni di idee e di principii, quante lotte della intelligenza e della materia, quanti dolori, quanti sacrifizii, quanto sangue, per riuscire al patto federativo di tutti i popoli di Europa!