—Voi dunque ignorate la triste storia del mio passato!…—proruppe il giovane levandosi da terra e premendo al cuore la mano di Fidelia.—Gli uomini sono migliori che io non credeva, poichè obbediscono alla Legge di redenzione! Ebbene, poichè le vostre parole mi hanno dimostrato che i fratelli non obliarono il dovere, anch'io avrò il coraggio di prevalermi de' miei diritti. A voi sola, per cui l'amore è perdono, a voi ho rivelato il nome fatale ch'io desiderava nascondere a a tutti. L'inventore della pioggia artifiziale, domani, dopo l'esperimento voleva allontanarsi per sempre da questa città che gli diè vita, per isfuggire ad una amara ricordanza, per involarsi ad una gloria che avrebbe ridestato nei fratelli un'eco di riprovazione. Ebbene, io rimarrò—io sfiderò i pericoli della celebrità—il mio nome allo spuntare dell'alba, verrà proclamato dai banditori—dirigerò io stesso, alla prima luce del sole, i meccanismi preparati nelle tenebre… Voi non potete comprendere quanto vi sia di terribile nella mia risoluzione… Nulla oso dirvi in questo momento; ma domani a notte avanzata, quando tutto vi sarà noto, io sarò qui, tra gli spasimi del terrore e della speranza, tremante, convulso, ad aspettarvi sotto questo platano stesso, dove mi avete detto che il nome di Secondo Albani rimarrà eternamente scolpito nel vostro cuore. Se prima di mezzanotte voi tornerete a me per ripetermi le sante parole, allora avrò il coraggio alla mia volta di chiedervi qual nome abbia imposto il Signore all'angelo di redenzione.

In quel punto, dalla torre Garibaldi squillò il richiamo delle vergini. Era la prima volta, dacchè Fidelia avea compiuta l'età dell'emancipazione, che quel suono la sorprendeva fuori della casa paterna. La giovinetta in quella notte avea sorbiti i profumi inebbrianti dell'amore. Ma il tempo inesorabile e pedante non ha riguardo nè pietà per le anime innamorate. Lo squillo del richiamo troncò sul labbro di Fidelia una risposta che il giovane avrebbe pagato a prezzo di sangue.

CAPITOLO IV.

Il despotismo della legge naturale.

—Che ho mai fatto!—esclamò la giovinetta riscuotendosi, e volgendo intorno lo sguardo smarrito.—Mio padre! Che dirà egli, mio padre, nel vedermi rientrare sì tardi?

—Tu sarai nella tua cameretta all'ora legale—disse una voce ben nota alla fanciulla.

—Oh! voi… mie buone sorelle!

—Presto! a venti passi dall'Arco c'è una stazione di gondole volanti—disse Viola, dando il braccio alla giovane amica…—In meno di tre minuti, prima che la campana abbia cessato di suonare, noi scenderemo alla porta del tuo palazzo.

L'agitazione di Fidelia, sopratutto l'accento di terrore ond'ella proferì il nome del padre, agghiacciarono il cuore del giovane innamorato. Non osò muover passo, non proferire una parola. Ma prima di allontanarsi, Fidelia volse a lui uno sguardo ed un addio, che equivalevano ad una promessa.—E mentre le tre donne si dileguavano per l'ampio viale, l'Albani sentiva nell'anima una voce soave ripetergli in mille toni melodiosi: io ti amo!

Presso l'Arco della Pace, le tre donne salirono in una gondola volante, che elevandosi rapidamente all'altezza di cento metri, si diresse verso la città con moto velocissimo. Luce, Fidelia e Viola, adagiate nella aerea navicella, sorvolavano alle piante ed alle abitazioni, come tre cherubini portati da una nuvoletta.