Petizione civile.
La cerimonia religiosa era compiuta; l'Albani e Fidelia erano sposi dinanzi a Dio; la benedizione del sacerdote aveva santificato il loro amore, affermati i desiderii e le promesse con vincolo indissolubile; ma essi non potevano convivere sotto il medesimo tetto prima di aver adempiuto alla formalità del contratto civile. Il matrimonio delle anime non imponeva che alle coscienze—il matrimonio civile stabiliva i doveri e i diritti dei coniugi, legittimava la prole, si faceva riconoscere e rispettare dalla famiglia.
—Ed ora, mia dolce Fidelia—parlava l'Albani alla sua donna durante il tragitto aereo—bisogna affrettare il compimento della nostra felicità… Purchè tu mi assecondi, purchè non insorgano ostacoli d'altra parte, fra un mese e tre giorni, lo squillo di richiamo non avrà più forza di separarci…
—Non è dunque compiuta la nostra felicità?—domandò Fidelia con ingenua sorpresa.—Che altro ci resta a desiderare? sono amata, e ti amo!
Questa sortita di Fidelia portò un leggiero turbamento nell'anima del giovane.
—Tu sai bene, sorella mia—affrettossi a dire l'Albani—che noi non abbiamo diritto di chiamarci sposi dinanzi alla società, fino a quando la nostra unione non sia riconosciuta dalla famiglia.
—È vero!—mormorò Fidelia, e la sua parola parve un gemito.
L'Albani sentì crescere le ansietà.
—Che?… tu dunque non dividi il mio desiderio?
—Poss'io desiderare altra cosa fuor quello che tu desideri?…
Pure… non aveva pensato… non credeva che sì presto…