Una mattina, mentre il Torresani se ne stava, come al solito, nel suo gabinetto, a decifrare i dispacci arrivati nella notte, un esploratore di alto cielo(12) venne a riferirgli che una volante di terzo ordine già da parecchi giorni stazionava al disopra della città, mantenendosi ancorata ad una elevatezza molto sospetta.
Quella volante, a dire dell'esploratore, presentava una struttura singolarissima.
Il gran pallone, di colore azzurrognolo, diafano, terso come cristallo, rifletteva siffattamente la tinta atmosferica, che in quella si fondeva, si smarriva, rendendosi quasi impercettibile. La navicella era chiusa, immobili le ruote, la coda timoniera costantemente abbassata; non sibilo, non fumo, nessun indizio che il cavo contenesse degli abitatori.
Più volte l'esploratore aveva veduto una gondola cittadina elevarsi in quella direzione, e poi disparire, come se il grande veicolo l'avesse assorbita.
Queste ascensioni erano avvenute ad ora molto avanzata della notte, e la gondola cittadina, in onta alle prescrizioni, si era slanciata nell'aria a fanali spenti. L'esploratore due o tre volte si era provato ad inseguirla, ma al momento di raggiungerla, improvvisamente il suo chatvue si era annebbiato, e le ruotelle del suo brik aveano preso a girare in senso retrogrado.
Il vecchio Torresani ascoltò la relazione del suo subalterno senza dar segno di meraviglia. Uscì dal gabinetto, accennò all'altro di seguirlo, e tutti due salirono sulla gran torre che dominava l'intera città.
Quivi giunti, il Capo di Sorveglianza avvicinossi ad un immenso aereoscopio(13), e volgendosi all'esploratore:—sai tu indicarmi—gli disse—in qual punto stazioni la nave sospetta?
—Tirate una retta fra Venere e Marte; dividetela in otto sezioni perfettamente uguali; alla quinta metà dell'ultima sezione d'ovest, abbassate un triangolo, e al lato a, b, c. troverete la nave.
—Sta bene!—mormorò il Torresani incurvato sotto il poderoso cannocchiale.
In quel momento il vecchio Capo di Sorveglianza somigliava ad un ragno, e parlava con voce chioccia, com'egli temesse di essere udito al di sopra delle nuvole.