—Nella volante incriminata si trova il famigerato Antonio Casanova, altro dei graduati della setta di Equilibrio, ladro, falsario, truffatore, barattiere da giuoco, già processato in contumacia in due dipartimenti della Unione, privato d'ogni diritto di famiglia, e oggimai posto fuori della legge. Gli agenti di Sorveglianza hanno dunque sulla nave e sull'individuo il diritto di cattura e di esterminio, del quale possono prevalersi in ogni tempo e in qualsivoglia circostanza senza obbligo di intimazione. Il Compartimento di complicità è incaricato di segnalare la detta nave a tutti gli Uffizii dello Stato, trasmettendo a ciascun Uffizio una copia fotografica del veicolo, col ritratto del reo inassolvibile. Quanto poi all'altro individuo, parimenti affigliato alla setta degli equilibristi secondo ogni probabilità residente ora in Milano, noi possiamo constatare essere questi un celebre industriale da pochi giorni elevato al rango dei Primati dell'intelligenza, l'inventore della macchina per la pioggia artificiale, noto attualmente sotto il nome di Albani Redento. Non risulta dai nostri cataloghi verun delitto a di lui carico, ed essendo l'Albani nel suo pieno diritto di percorrere ed abitare a suo beneplacito tutti i dipartimenti della Unione, noi non ci terremo obbligati ad esercitare su lui una speciale sorveglianza. Pure, considerata la circostanza pregiudiziale di aver egli viaggiato in un veicolo sospetto e in compagnia di uomini riprovati e processati e condannati a tutto rigore di legge, credo opportuno e prudente far seguire le sue tracce, e far sindacare le sue azioni da quattro uffiziali di prevenzione, i quali verranno scelti fra i più cauti e manierosi del compartimento. Questi quattro uffiziali si pongano immediatamente sulle peste. L'Albani è proprietario di una villa suntuosa, sulle sponde del canale Lariano, a venti miglia dalla città. I nostri bracchi fiutino per quella parte, e troveranno il loro uomo. Prudenza, discrezione, alacrità, rapporti celeri e immediati!—Abbiamo inteso? Il processo è esaurito!…

Il Torresani, dopo queste parole, toccò la molla di congedo, i subalterni sparirono com'erano venuti, le porticelle si chiusero, e la sala rimase deserta.

Poco dopo, il vecchio Capo di Sorveglianza spediva a Pietroburgo un telegramma:

«Bolza,—sei un imbecille!—Albani è a Milano da otto giorni, e tu l'hai veduto ieri a Pietroburgo; da questo momento ti metto in disponibilità con un quarto di stipendio».

E subito da Pietroburgo un telegramma di risposta:

«Albani è qui; ho fatto colazione con lui stamattina al Caffè Kertzel. Mettendomi in disponibilità commettereste un abuso di potere, e la vedremo!

«Bolza».

Il Torresani, letto il dispaccio, rimase alcuni minuti sopra pensiero. I suoi occhi erano quelli del gatto che vede levarsi a volo una allodola sfuggitagli dall'ugna.

—Non importa!—esclamò poco dopo—le deposizioni del Bigino varranno a qualche cosa, se non altro a convincere il Gran Proposto della nostra buona volontà.

CAPITOLO XIV.