—Sta bene! Ed ora, sfogliamo rapidamente l'Album dei pregiudicati; e vediamo se fra questi duecento ritratti tu puoi riconoscere anche l'altro individuo che hai deposto in città nell'ultima tua calata.

Il Bigino sfogliò rapidamente il gran libro, e poi crollò la testa in segno negativo.

—Dunque egli non è qui? Osserva bene! Non v'è alcun figuro qua dentro di tua conoscenza?

—Ho detto di no!

—Bigino!… Tu hai parlato di una persona seria… interessante…
Non sapresti fornirmi altri connotati di quell'uomo?… Aspetta…
Bigino!… Una idea!… Colui è iscritto tra gli affigliati alla setta
degli Equilibristi!… Vediamo un po'!…

Così parlando, il Torresani spiccò un salto verso il suo pulpito, aperse un cassettino, ne levò un ritratto in fotografia, e tornando presso il conduttore di gondole, glielo pose sotto gli occhi.

Il Bigino guardò fissamente l'effigie, poi il vecchio Capo di Sorveglianza che sorrideva maliziosamente, e obbedì alla voce del dovere, che gli imponeva la testimonianza legale:

—È lui!…

-Lui!!!—esclamò il Torresani—lui… a Milano!…

Ma il Capo di Sorveglianza non lasciò intravedere che un lampo della immensa sua gioia. Immediatamente egli congedò il conduttore, salì di nuovo in bigoncia, e adunati intorno a sè tutti i subalterni che durante l'interrogatorio erano rimasti sulle porticelle come altrettante cariatidi, riassunse con voce convulsa le sue deduzioni: