—Non sono per te, buon amico. Quando io sarò partito, fa di recarti al convento e di presentare cotesto regaluccio a frate Domenico in segno della mia riconoscienza; e siccome quel buon religioso rifiuterà il denaro, provvedi del tabacco da naso, e pregalo d'accettare la tenue offerta d'un povero diavolo, che sempre farà voti per lui.

Il sagrestano prese gli scudi, mi gettò le braccia al collo, e dopo un ultimo bacio se ne andò singhiozzando.

Io salii nella vettura; il figlio del Marcuccio arringò le sue bastie; e partimmo alla volta di Macerata.


CAPITOLO VII.

Colle Fiorito.

L'età mia giovanissima, la salute vigorosa, la lunga astinenza dai diletti di amore, più volte, durante il viaggio, mi esposero a difficili cimenti. Ma la donna, che nei propositi generosi ed onesti è sovente più ferma dell'uomo, moderava i miei ardori colla saviezza del suo contegno. Quand'io, fissandola con uno sguardo troppo espressivo, le minacciava una dichiarazione, il nome di Carlo le veniva sul labbro accompagnato da un sospiro eloquente. Se la mia conversazione volgeva al sentimentale, essa si atteggiava da eroina—io parlava d'amore; ella rispondeva: battaglie!

I frequenti trabalzi della vettura che l'uno verso l'altra ci spingevano, la solitudine, l'oscurità della notte, e gli altri lenocinii della nostra posizione non debellarono la fermezza della Ascolana.

Passammo per Macerata, Camerino e Tolentino, non arrestandoci che per prender cibo.