Sotto le mura di Roma cadevano ogni giorno le vittime a centinaia; le palle dei Chasseurs de Vincennes colpivano i petti dei militi generosi, che pieni di giovinezza e di vita, bivaccavano sui baluardi assediati; e noi con occhio asciutto leggevamo ogni giorno il bollettino dei morti e dei feriti, fra il pranzo ed il caffè, indifferenti spettatori di quella sanguinosa tragedia per cui il Tevere scorse parecchi mesi vermiglio.—Perchè mai, nel condurre al cimitero la figliuola del sergente, noi tutti, compreso il colonnello dal volto abbronzito, commossi l'anima d'insolita tenerezza, camminavamo a capo chino e versando qualche lagrimuzza?
Misteri del cuore umano!
Quando fummo nel camposanto, e il sacerdote ebbe per l'ultima volta benedetta la piccola salma, una scena inaspettata e commovente pose fine alla cerimonia lugubre. I due piccioli bimbi che il sergente avea condotti seco; essi che durante la giornata non aveano dato alcun segno di compunzione quasi in loro non fosse coscienza del doloroso avvenimento; essi, che senza piangere aveano seguito il funebre convoglio, appena i becchini si impadronirono della cassa per calarla nella sepoltura, entrambi ad un tempo mandarono un grido, e cercando svincolarsi dalle braccia paterne, fra le lacrime ed i singhiozzi, si diedero ad esclamare il nome di Enrichetta. La buona Ascolana se li recò in grembo tentando placarli con amorose parole; ma di mano in mano che i becchini colmavano di terra la fossa, i pianti e le grida di quei due poveretti raddoppiavano.
—Enrichetta è salita al paradiso, diceva il sergente, a mala pena soffocando i singhiozzi; Ella è andata lassù a trovare la vostra povera madre e tornerà presto.... e voi andrete a stare con lei... e per sempre.
—No! no! strillavano i due bimbi, additando la fossa, e fissando gli occhi nei due becchini con espressione quasi feroce.
—Signori, disse il sergente volgendosi a noi; il santo uffizio è compiuto, nè io pretendo abusare più oltre della vostra carità. Lasciate ch'io rimanga solo per pochi istanti colla mia piccola famiglia; ho bisogno anch'io di sfogare senza testimonii il mio dolore. Le lagrime stanno male sul ciglio di un soldato, ma il padre ha bisogno di piangere, ed egli vi chiede a tal uopo un momento di solitudine. In pari tempo, vedrò di calmare anche questi due innocenti, che, siccome voi vedete, ora soltanto si sono accorti di aver perduta una sorella.
Noi uscimmo dal camposanto; l'Ascolana si appoggiò al mio braccio, e rientrammo all'albergo coll'animo profondamente commosso.