All'indomani, prima che l'alba spuntasse, uscii solo dall'albergo, per cercare una vettura. Ma tutti i cavalli erano stati sequestrati dai volontari, e il mio povero asinello, nell'attraversare la valle di Tesino, avea preso una tosse caparbia, una di quelle tossi che domandano l'assoluto riposo e la cura dell'olio di merluzzo.
Tali ostacoli non potevano trattenere la foga bellicosa dell'Ascolana. Quand'io rientrai nell'albergo per annunziarle il mal esito delle mie ricerche:—Ebbene! diss'ella colla massima indifferenza: noi proseguiremo il viaggio a piedi! Giungeremo più tardi, ma in tempo da prestare una mano ai nostri fratelli!
Perchè dissimularlo?—Ho già detto più sopra che io non ho veruna pretesa di eroismo. La speranza di giungere troppo tardi mi fece accogliere come un benefizio della fortuna la necessità di proseguire a piedi il cammino.
Consegnammo le nostre valigie al sergente dei carabinieri, raccomandandogli di portarle a Monte Rotondo, ove la brigata doveva soffermarsi qualche giorno per completarsi di nuove reclute, e riorganizzarsi.—E subito, profittando della frescura mattinale, liberi e lieti come due capriuoli, uscimmo da Spoleto, e in marcia!
In meno di sei ore giungemmo a Terni, dove il giorno precedente era entrata la compagnia del generale Arcioni... La città era tutto in fermento. Anche qui, come a Spoleto, difficile oltremodo il trovare una camera da alloggiarvi. I volontarii dormivano sui carriaggi, nei caffè, sotto i portici delle case, nelle strade. Dopo aver passate parecchie ore nella fastidiosa incertezza di dover pernottare sotto l'azzurro padiglione del cielo—la cavalleresca galanteria di un uffiziale volontario venne in nostro soccorso. Questo benemerito uffiziale, che spontaneamente venne ad offrirci la propria camera, chiamavasi Napoleone... Savon. Personaggio molto singolare, il quale, nella sua duplice missione di poeta e di soldato, avrebbe potuto chiamarsi il Camoens della compagnia, se il disordine della toletta ed altre apparenze non lo avessero assimiliato a Diogine. Ma del Savon e delle sue eccentrità poetico-militari dovrò dire più innanzi. Per ora basti questo cenno di gratitudine pel suo tratto ospitale!
Il dì seguente proseguimmo fino a Narni, dove ci fu dato noleggiare una vettura per trasferirci quel giorno stesso a Civitacastellana.
A poche miglia da Otricoli, ci venne veduto, attraverso il polverio della strada, un vecchierello appoggiato alla muraglia come persona affranta dalla stanchezza.
Indossava un abito color cenere assai logoro; le scarpe rossiccie aprivano le labbra, e mostravano i denti e la lingua sitibonda.—Povero viaggiatore, perduto nella solitudine, forse disperante di toccare la meta...
—Quell'uomo fa dei gesti al nostro indirizzo, disse l'Ascolana.
E il vetturino, per istinto di misericordia, trattenne le bestie.