Il vecchio portò la mano alla fronte come un devoto che accenni al segno della croce; ma il gesto non fu compiuto, e la mano ricadde dalla fronte con disperato abbandono.

—Buon uomo! disse l'Ascolana, voi sembrate spossato—se volete salire nella vettura, noi vi condurremo a Civitacastellana...

—Grazie! rispose il vecchio, grazie!... Se vi degnate accordarmi un posto nella carrozza, io vi benedirò come il mio angelo salvatore.

Il vecchio non potè proseguire; ma con trasporto di sentita riconoscenza; egli strinse la mano di Adelaide, e la baciava bagnandola di lacrime.

Poco dopo, salì nella vettura, e appena i cavalli ripresero il corso, cominciò a raccontarci la sua istoria:

Era un antico carbonaro, il quale avea passati quindici anni nella fortezza di Civitacastellana, per espiare il delitto di aver appartenuto alla setta. I preti lo avevano crudelmente perseguitato fin da fanciullo, e la condanna profferita contro lui nel tenebroso Consiglio della Inquisizione, e la immeritata, lunga, angosciosa prigionia aveano maturato in quell'anima di ferro un odio profondo e un indomabile desiderio di vendetta. Uscito dalla fortezza, in seguito all'amnistia del costituzionale Pio IX, era tornato a Camerino per rivedere la famiglia—una moglie, e due figlie, di cui non avea più udito parlare. Il povero carbonaro, mettendo piede nel paese nativo, seppe che la sua vedovanza datava da parecchi anni. La moglie era ita a Roma per supplicare la clemenza di Gregoriaccio a pro della famiglia infelice. E frattanto un cardinale del paese, che l'avea consigliata a quel passo, si era fatto pagare la mediazione dalle due figlie, in moneta molto abusiva.—La povera madre, riportò da Roma la terribile convinzione che i preti, quanto facili ad accordare indulgenza ai morti mediante retribuzione di pochi baiocchi, altrettanto rigidi e crudeli rifiutano il perdono ai vivi, quand'anche per essi interceda un sentimento di umanità e di giustizia.

Rientrò nel tetto domestico coll'angoscia disperata—e sulla soglia trovò la più grande delle sventure: il disonore.—Il cardinale aveva operato misteriosamente, con tutta l'arte e la diplomazia di un corruttore tonsurato, ma le due giovanette non potevano dissimulare più a lungo le naturali conseguenze del fatto. Il paese mormorava—gli amici del condannato imprecavano sommessamente—le povere figliuole, non osando più mostrarsi in pubblico, si struggevano in lacrime, presso il letticciuolo della madre, che nei delirii dell'agonia, imprecava al Pontefice. Quando la buona donna mandò l'ultimo sospiro e l'ultimo anatema contro i sicarii della sua famiglia, le orfanelle ricorsero al cardinale, e annunziandogli per iscritto il luttuoso avvenimento, gli chiesero misericordia.—Il cardinale ricevette la supplica, dinanzi ad una magnifica zuppiera colma di riso alle quaglie. Lesse, crollò il capo, trasmesse il foglio al segretario, dicendogli con aria indifferente: vedete di mandare a queste due disgraziate qualche baiocco sulla cassetta particolare... di S. Giuseppe. E inforcata una quaglia, e levatala all'altezza del naso: quest'anno, soggiunse, sono men grasse che l'anno passato!... Bisogna migliorare la pastura, signor segretario. Quel briccone di Petronio avrà risparmiato la pannera.—Le figlie del condannato, due mesi dopo scomparvero da Camerino, e più nessuno ne udì parlare.

Allorquando il vecchio carbonaro seppe da' suoi compaesani la orribile istoria, mandò un ruggito, e afferrato un coltello, corse alla Chiesa per scannare il primo prete che gli si parasse dinanzi. Un amico, un correligionario di carboneria lo trattenne.—L'ora della vendetta non è ancora suonata; fra breve, non uno, ma tutti!—E il vecchio prigioniero di Civitacastellana raffrenò gli impeti della vendetta, nel desiderio di una vendetta più universale e più terribile. Si chiuse nella casa deserta, e sulla pietra del vecchio focolare aguzzò la lama del coltellaccio; e all'indomani venne in campo santo, per ripulire l'acciajo sulla croce della povera moglie.—Quindi incamminossi a piedi fino a Bologna, onde tener d'occhio una cattiva bestia, ch'egli voleva accarezzare d'un colpo al primo squillo della rivoluzione. Ma la bestia, quand'egli giunse, si era già nascosta in un covo—e quindi gli fu mestieri attendere e andarla a cercare in altri luoghi.—Il vecchio carbonaro, nel raccontarci questa lugubre istoria, si animava di un ardore feroce, e i suoi piccoli occhi bigi parevano carboni infuocati.—La cattiva bestia era sfuggita sempre alle carezze del suo fido.—Ed ora, egli tentava l'ultima prova, recandosi in Roma, per vedere—diceva egli—se Iddio sia il dispensiero della giustizia e il punitore delle scelleraggini umane, o non piuttosto il capo invisibile dei briganti.

Quel racconto, pieno di episodii commoventi e di descrizioni vivamente colorite, ci distrasse durante la lunga ed incomoda scarrozzata.

Compiremo il viaggio in compagnia, disse l'Ascolana, stendendo la mano al vecchio, poichè questi ebbe finito di parlare. Voi dite di non aver denaro? Ebbene,—faremo cassa comune. Quindi innanzi voi potete disporre dei nostri tesori privati... Ma a proposito di tesori, soggiunse l'Ascolana volgendosi a me con disinvoltura amichevole; badate, mio buon amico, che io sono ridotta a dover contare su voi per le spesuccie che ci occorreranno prima di giungere a Roma. Vi prego di aprirmi una partita di credito: ed io vi rimborserò non appena avremo posto piede nella città eterna.