Per moto istintivo, io portai la mano alla taschetta del gilet, dove si chiudevano i residui indeterminati del nostro tesoro.—Palpai, numerai le monete con qualche trepidazione—poi, rifiutando fede alla prova e controprova del tatto cavai fuori il denaro, per rivedere i miei conti sul palmo della mano.

Il nostro tesoro si riduceva a una quindicina di paoli.

—Noi dobbiamo sei paoli al vetturino—e questa sera, andando a Civitacastellana, non potremo passarcela senza cena. Quand'anche trovassimo una vettura per proseguire immediatamente il viaggio, noi giungeremo alle porte di Roma senza un baiocco.

—Lasciate fare a me, disse il vecchio carbonaro. A Civitacastellana io troverò degli amici, i quali ne assisteranno. Con un segno della mano io farò nascere gli scudi dalle muraglie...

Non fui molto rassicurato da queste parole.

Verso le nove della sera, noi entrammo in Civitacastellana, e tosto ci dirigemmo ad un albergo di buona apparenza, che era nel mezzo della piazza grande.—Cenammo frugalmente; chiedemmo all'oste se fosse possibile noleggiare una vettura per andare sino a Roma. Quella domanda provocò una risposta quale noi non ci saremmo aspettata. Il Sindaco della città quel giorno istesso aveva ricevuta la sgradevole notizia che i Francesi aveano intercettata la comunicazione con Roma per lo stradale dell'Emilia; non esservi più che una sola via sicura per noi retrocedere fino a Borghettaccio e gettarci nelle Sabine. Quanto ai mezzi di trasporto, impossibile contare sovra altro veicolo fuor quello delle nostre gambe.

La crisi diventava più difficile.

Il vecchio carbonaro, fidente nei soccorsi della setta, usciva tratto tratto dall'osteria, ripetendo il segno convenzionale della mano alla fronte a quanti gli venivano incontro. Sventuratamente egli non trovò persona che rispondesse. In Civitacastellana la carboneria aveva cessato di esistere, ovvero, ciò che io credo più probabile, i fratelli, indovinando l'ultima ragione del saluto, non osavano rivelarsi.

Ci convenne passar la notte all'albergo.

Il giorno seguente, allo spuntare dell'alba, noi ci appigliammo all'unico partito possibile, e riprendemmo la nostra marcia pedestre per la via delle Sabine. Pagato il conto all'albergatore, non ci rimaneva più che una trentina di baiocchi per provvedere al vitto quotidiano.