I buoni pranzi finiscono.
—In poche parole vi metto al chiaro della situazione, prese a dire il Sauvant.—Voi siete prigionieri di guerra, e come tali io debbo inviarvi al quartiere generale, ove, dopo breve esame, sarete giudicati. Da questa misura sono eccettuate le donne, quelle almeno che non si lasciano prendere colle armi alla mano. Per esse noi abbiamo il diritto di grazia, e ben volontieri ne useremo a vostro vantaggio, amabilissima signora, se non foste vincolata ad un uomo, che voi senza dubbio vorrete seguire giusta il precetto cristiano: la donna seguirà il marito, ecc., ecc., con quel che segue.
—E in qual modo esercitate voi il diritto di grazia verso le persone del mio sesso? domandò l'Ascolana con volto radiante.
—Rimettendole sul loro cammino, od anco facendole scortare da gente fidata fino alle porte di Roma.
—Se ciò è, voi potete da questo momento esercitare il vostro diritto di grazia verso questa donna, diss'io al generale.
—Che! separarvi dalla moglie! sclamarono i commensali.—C'est drôle! c'est incroyable!
—Signori, cessate dal far le meraviglie. Questa donna ch'io vi ho presentato per mia moglie, allo scopo di guarentirle il rispetto ed il decoro, non è che una mia compagna di viaggio, colla quale mi incontrai per caso in un paesello delle Marche. Essa altro non brama fuorchè di por piede entro le mura di Roma, per abbracciare il suo vero marito, dal quale fu per lunga pezza disgiunta.
Qui mi fu d'uopo narrare dettagliatamente l'istoria del mio incontro coll'Ascolana a Grottamare, l'intendimento del viaggio, e tutto insomma dall'a alla zeta quanto ci era accaduto.