—Stelle del firmamento!
—E voi, signora? non avete voi pure la scorsa notte galoppato sul mio
Morello e sudato per un'ora nella mia giacca elegante di stoffa di
Bristol?…
—Voi siete… dunque!!!…
—Sì, contessa, proruppe l'altro gettandosele ai piedi e abbracciandole le ginocchia con trasporto—io sono il visconte Daguilar… io son quel desso che nella foresta di Bathelmatt, agli incerti crepuscoli della sera, ho potuto ammirare di sbieco i contorni di una Diana nuotante nelle foglie…
—Tacete! alzatevi, uomo incomparabile!… Dio!… Ciò che mi accade è così strano… così fuori dell'ordine naturale… Se sapeste quanto desideravo di rivedervi!… Ma… ditemi… come avviene che io vi trovo qui? Perchè indossate quell'abbigliamento che sì male vi si attaglia? In verità, la sarebbe da ridere, se di ridere fosse capace una donna, agitata, qual io mi sono, da avvenimenti e da preoccupazioni sì gravi, da soperchiare ogni frivolo istinto.
Il visconte, ripresa la spigliatezza della indole sua cavalieresca e brillante, narrò succintamente alla contessa quanto gli era accaduto dacchè si erano separati. Immagini il lettore se quel racconto venne ascoltato con meraviglia e commozione!
—Visconte! esclamò la contessa stendendo al giovane la sua bella mano diafana e sottile—la vostra avventura è davvero singolarissima; pure, se io avessi a narrarvi le strane sorprese a me toccate dacché giunsi in questo albergo, voi rimarreste, pel restante dei giorni che il buon Dio ha segnati alla vostra esistenza, colle ciglia inarcate, Ma questo non è luogo dove si possano senza pericolo rivelare certi segreti… Qualche briccone potrebbe spiarci…. Ascoltate! le campane suonano l'Angelus… a momenti la chiesa sarà aperta ai fedeli… Là potremo rivederci e stabilire i nostri patti d'alleanza offensiva e difensiva… Andate! precedetemi!… fra dieci minuti prometto raggiungervi…
—Ma, vi pare, contessa! con questo abito da prete!…
—È l'abito che conviene all'ambiente.
—E le vostre superbe vesti rimaste nella casa del parroco?…