—A me non preme di riaverle, e il buon prete si terrà soddisfatto del cambio.
—Ma il vostro portafoglio… il vostro orologio…
—Miserie che appartengono al passato. Fra il mio passato ed il mio —avvenire da questo momento si apre un abisso.
—Contessa di Karolystria, vado ad attendere i vostri ordini.
E il visconte, fatto un inchino sbilenco da prete digiuno, usciva dignitosamente dall'albergo per avviarsi alla chiesa, mentre la contessa in preda ad una esaltazione indescrivibile, soffermandosi al banco dell'oste ordinava una colazione di ventiquattro bistecche guarnite di dieci chili di patate fritte.
Quella colazione era destinata a Boo-boom-bom, l'uomo più grasso del mondo, sul quale, in seguito al legato dello zingaro Nabakak, la contessa cominciava ad esercitare i suoi diritti di usufrutto.
CAPITOLO VI.
I rosei crepuscoli del mattino annunziavano una splendida giornata.
Nessuno de' miei lettori avrà il cattivo gusto di esigere che io descriva la chiesa di Mirlovia. Chi desidera vederla si rechi sul luogo; il viaggio non è lungo, e la spesa in proporzione. D'altra parte, i fatti che io vo narrando sono abbastanza interessanti e straordinarî perchè io sia dispensato dallo adornarli di frangie rettoriche.
La contessa non indugiò molto a recarsi sul luogo del convegno, dove il visconte lo aveva preceduta.