Frattanto, ansante, sbuffante, il conte Bradamano ha raggiunto la sommità del campanile…
Un urlo baritonale di gioia e uno strillo acutissimo di terrore mandano in fuga le rondini…
—Tuoni e lampi!… tu qui, scellerata!… Era dunque la voce di Dio quella che mi chiamava quassù! Recita la tua ultima preghiera, o donna indegna! Fra un minuto secondo—e tratto di tasca l'orologio lo posava sulla balaustrata—noi giaceremo informi cadaveri al piede di questa torre. Ero venuto per precipitarmi da solo—ti ho trovata—giustizia vuole che tu mi segua…
—Pietà! pietà!
La contessa si era lasciata cadere sul mattonato, afferrando colle mani una colonnetta,
—Io avrò ben forza di strapparti di là! ruggì il conte, precipitandosi sulla sua vittima come un orso inferocito…
Ma al momento in cui il vindice marito, descrivendo colla persona una curva grottesca, si abbassava per afferrare la preda, le ruote delle campane cigolarono, il campanone maggiore si sollevò poderosamente con impeto inusitato; e il conte Bradamano di Karolystria, elettore dell'impero, ecc., ecc., ricevette sulla estremità della schiena un tale spintone, da mandarlo capovolto a rompersi il naso contro il parapetto.
—Maledizione! Maledizione!
La contessa si trascinò carpone fino allo sbocco della scaletta e scivolò lestamente dai gradini col suo piedino elegante e nervoso da pattinatrice.
Negli squilli reboanti dei bronzi si perdevano gli ululati del consorte ferito.