—Voi!… voi!… sempre voi!… esclamò il vescovo con un movimento di impazienza—ma… noi… noi… anche noi… Non si potrebbe, per grazia, aver l'onore di conoscere il riverito nome di vostra signoria?

—Io mi chiamo Ludovick, e discendo dalla illustre famiglia dei visconti Daguilar di Salispana.

—Daguilar!… non mi è nuovo questo nome…. Credo anzi che un
Daguilar abbia sposato in terze nozze una de Guttinga di
Birtoldania… Sta a vedere che siamo parenti!

—Tutto mi induce a supporto, disse il visconte baciando rispettosamente l'anello sulla mano che il vescovo gli stendeva.

—Dunque… se non m'inganno… abbiamo pensato a tutto. Voi, commissario, accompagnerete il visconte ed il medico nella loro escursione al campanile. Sarà bene che assistiate al consulto per inviare subito un rapporto alla prefettura… Nella mia lunga carriera ecclesiastica mi è sovente accaduto…

Ma questa volta l'intercalare favorito del vescovo venne troncato a mezzo da un rumore partito dal cortile,

Erano le carrozze che conducevano il caudatario, il crocifero ed altri prelati del seguito di sua Eminenza. La casa parrocchiale brulicava di clero e di popolo.

Di là a pochi minuti, monsignore De Guttinga saliva agli appartamenti superiori conversando col visconte a voce animatissima, e traendo dietro i suoi passi una coda di prelati.

Don Fulgenzio, attraversando l'anticamera, notò con soddisfazione che gli abiti della contessa non erano più là.

Il degno sagrestano aveva compreso la sua strizzata d'occhi; si era impossessato di quegli abiti, li aveva fatti ripulire e stirare dalla moglie, ed ora, nella sagrestia, stava compiendo con quelli la trasfigurazione di santa Dorotea.