—Casi che accadono ogni giorno! esclamò il commissario alquanto sconcertato; e cedendo il posto al visconte, mormorò nell'orecchio del medico: eppure io vi dico che è pazzo.

—Mi gode l'animo, cominciò il visconte, di essere stato prescelto all'incarico di comunicarvi una notìzia che deve riempirvi di gioia. Mi affretto dunque ad annunziarvi che la vostra degnissima consorte, la signora contessa di Karolystria, ha nella scorsa notte dato alla luce un figlio maschio perfettamente conformato, al quale monsignor vescovo di Guttinga imporrà oggi stesso il vostro riverito nome!…

—La contessa!… un figlio!… il vescovo di Guttinga!… il mio nome!…

Il conte era ridiventato livido e i suoi occhi gettavano fiamme.

—Calmatevi! disse il medico, osservandolo coll'occhìo penetrante dello scienziato che afferra un sintomo; la paternità non è scevra di disturbi, ma a questi porge largo compenso l'amore dei figli.

—Io non riconosco a quella donna il diritto di regalarmi una prole, gridò il conte serrando i pugni.

Il medico si scostò da lui, e fattosi dappresso agli altri due, disse a voce bassa:

—Questo accesso di furore mi metterebbe in sospetto, pure non abbiamo ancora gli estremi coi quali ci sia dato formulare un giudizio assoluto.

—Pazzo da legare! mormorò il commissario crollando la testa.

Il visconte taceva, e spaziava collo sguardo nella piazza sottostante, coll'aria di un annoiato che cerca divagarsi.