VOLERE È POTERE.
NOVELLA.
Un tal Stucchi Tommaso
Dei päesel di Arona
Avea letto per caso
Un libro del Lessona,
Dove, con molti esempi,
Dei vecchi e nuovi tempi,
Chiaro si fa vedere
Che volere è potere.
—«Volere!... è presto fatto....
Se tanto il voler giova,
Converrebbe esser matto
Per non tentar la prova....
Io non domando onori....
Non titoli o favori,
Di gloria io non mi picco,
Ma... voglio farmi ricco.
Or più non mi imbarazza
La scelta del mestiere,
Apro uno studio in piazza,
Mi intitolo banchiere;
Se ad iniziar la Banca.
Il capital mi manca,
Poichè basta volerlo,
Sò come posso averlo.
Ciò detto, il buon Tommaso
Si recò da un notaro,
Franco gli espose il caso,
Gli domandò il denaro;
Ma quei, con faccia bieca:
«Che mi dà in ipoteca?
—Nulla—Nulla!... ho capito
Non posso!... affar finito.»
—Non può?... Lei mi canzona!
Tal scusa più non va:
Non ha letto il Lessona?
Lo voglia e lo potrà.
Lʼaltro lo guarda in viso
Con cinico sorriso,
E per uscir di imbroglio,
Conclude: ebben, non voglio!