Ricorse lʼindomani
Agli amici, ai parenti;
Nʼebbe discorsi vani,
Promesse, complimenti,
Consigli che mordevano,
Sorrisi che parevano
Dirgli: qui tutto avrete
Fuor quello che volete.

E sorse un dubbio in lui:
«Che della vita al gioco
Anche il volere altrui
Debba contare un poco?
Dalle prove che ho fatto
Parrebbe... Eh! via!... son matto!
Che colpa ci ha il Lessona
Sʼio son nato ad Arona?

—Nei piccoli paesi
Piccole le risorse....
Qui gli uomini scortesi,
Qui stitiche le borse;
E poi, nemo propheta
In patria
—è storia vieta;
Per ritentar le prove
Convien chʼio vada altrove.»

Solo, a piedi, di notte,
Partì senza un quattrino,
E colle scarpe rotte
Un giorno entrò in Torino
Sclamando: «qui ho voluto
Venire, ed ho potuto;
Volendolo, mi pare,
Ora potrò mangiare.»

Infatti, appena scorta
Lʼinsegna di un trattore,
Maso varcò la porta
Con passo da signore;
Sedette, fu servito,
E sazio lʼappetito,
Pensò: volevo un pranzo,
Lʼottenni, e nʼho dʼavanzo.

Ma quando il cameriere
Venne a portargli il conto,
Gli parve che al volere
Fosse il poter men pronto—
Il garzonetto attese
Alquanto, e poi gli chiese:
Vuol altro?—Ora, mio caro,
Vorrei...—Cosa?—Il denaro.

—Denaro!—Certamente....
Tu sai che le parole
Oggi non valgon niente,
E per pagar ci vuole
Denaro; or, come averlo
Potrei senza volerlo?....
—Mi paghi, faccia presto!
Voglio il denar per questo!

Ed ecco, mentre dura
La strana discussione,
Due guardie di questura
Si avanzan col padrone
—Sentiamo!... cosʼè stato?....
Tommaso in tuon pacato
Risponde: «del diverbio
Fu origine un... proverbio.»

«Tutto si può, volendo,
Lo dice il testo, ed io
Agli altri esempi intendo
Unir lʼesempio mio—
Venir volli a Torino
E feci a piè il cammino,
Qui volli entrar, entrai;
Volli pranzar, pranzai.»

—Ed ora?—Or non avendo
Denaro... è naturale....
Chʼio voglia...—Intendo! intendo
Ci segua!... Al Criminale
Verrà stanotte a cena;
La casa è tutta piena
Di gente che ha voluto
E mai non ha potuto.