Il fenomeno si spiega facilmente.—Al prodigo avviene di raro di trovarsi in possesso di denaro superfluo—e quando ciò gli avvenga, egli non è mai padrone dei proprii tesori, in quanto i suoi istinti liberali lo traggano a permutarli inconsideratamente in gozzoviglie e diletti.—Voi non avete tempo di scoprire le sue ricchezze, dʼideare il vostro piano di attacco, che già il prodigo si trova allʼasciutto, in neccessità di dover puffare anzichè in condizione da essere puffato!
Il caso contrario si verifica nellʼavaro. Questi i suoi tesori accumula ed accarezza—nel contemplare le proprie dovizie, nel moltiplicarle, è riposto il segreto della sua felicità. Quando voi vi accingete a scavare in codesta miniera, avete per voi la certezza chʼessa racchiude dellʼoro. Questo è un dato positivo sul quale potete contare. Che importa se lo scrigno è serrato a doppio chiavistello, se lʼoro è sprofondato in una bolgia di ferro?—Quel medesimo istinto di cupidigia pel quale fu indotto lʼavaro ad ammassare, a seppellire tante dovizie, quel medesimo istinto vi fornirà la chiave per aprire lo scrigno di lui. Fatevi avaro collʼavaro, e i suoi tesori vi apparterranno.—Vi narrerò, a tale proposito, una breve storiella. Essa varrà meglio di qualsivoglia argomento a dimostrarvi quanto ci sia di vero nella sentenza da me esposta.
Nellʼanno 1849 io mi trovava a Parigi, dove esercitavo sopra amplissimo campo la mia grande arte.
In sul finire di marzo, venne a trovarmi un antico collega di università, un puffista di terza categoria, ma dotato, per le piccole guerriglie, di un acume infallibile e di una tenacità di propositi degna di maggiori fortune.—Quel povero amico mi si presentò allʼHôtel des étrangers, dovʼero alloggiato, in abito alquanto dimesso; mi narrò dʼaver consumato dietro una sottana un patrimonio di ottomila franchi guadagnato a Lion colle sue piccole industrie (puffistiche).—Mi chiese cinque lire, promettendomi la restituzione per una delle... domeniche... prossime.—Ordinai al garzone dellʼHôtel di versare nelle mani dellʼamico quellʼatomo di moneta spicciola—e poi—stringendogli la mano,—gli domandai con quali intenzioni si fosse recato a Parigi.
—Per continuare il mio piccolo commercio, rispose quegli sorridendo.
—Già... cʼintendiamo...! il commercio dei piccoli puff! E tu briccone hai voluto incominciare da me...
—Dal mio primo maestro... dallʼuomo, a cui debbo quelle prime nozioni....
—Con quegli abiti indosso, con quel redingot cascante e sbottonato, con quegli scarponi da montanaro, a Parigi non riuscirai a nulla. Io ti ho detto più volte che il primo anello della interminabile catena dei puff vuol essere battuto nella bottega di un sarto... Pensa dunque ad abbigliarti un poʼ meglio... ovvero... senti, briccone! pensiamo un poco...! voglio fare anchʼio qualche piccolo sacrifizio per un fratello.... Gli abiti non mi costano nulla; i tailleurs delle loro maestà gli imperatori dʼAstria e del gran Mogol mi hanno fornito la guardaroba a prezzo... di affezione.—Vuoi tu approfittare di un abito completo da soirée che ha implorato questa mattina gli onori della mia anticamera...?