È inutile avvertire che questo ultimo, rappresentando la parte dellʼindividuo compromesso, è costretto usare tutte le cautele, tutte le arti per non compromettersi davantaggio.
Egli non ignora che, per ottenere e facilitare il pagamento, non gli conviene irritare, nè pregiudicare in veruna guisa il suo debitore.—Un abile puffista non deve mai obliare questa circostanza favorevole.
Appoggiato ad una tale considerazione, io ho sempre preferito il sistema di trattare il creditore colle maniere più brusche, ricorrendo anche alle minaccie in caso di reazione troppo viva.—Quanto minori, da parte del creditore, le speranze di risarcirsi, tanto più mansueto e più cortese egli suole mostrarsi, nella paura che, ricorrendo a dei mezzi troppo energici, il debitore si vendichi col non pagarlo.
Lʼuomo che ha un credito da riscuotere somiglia in qualche modo ad un innamorato. Egli ha bisogno dʼilludersi; egli ha bisogno di credere che tosto o tardi incasserà il suo denaro. Non avviene forse lo stesso ad un uomo perdutamente invaghito di qualche beltà capricciosa ed altera? Più questa si mostra sprezzante e crudele, più lʼaltro diventa umile e servile. Che sarebbe di lui, se quella donna sʼirritasse a tal punto, da togliergli il conforto di vederla, di parlarle qualche volta, e di potersi illudere per una mezza promessa o per un mezzo sorriso?
Ai piccoli puffisti, più che ai modi burberi e minacciosi, riescono le facezie e le piccole sorprese.
Anni sono, quando a Milano faceva furore il caffè San Carlo, diretto dallʼincomparabile Beruto, fra gli altri puffisti, che frequentavano il grandioso stabilimento, ci era un tal Mezzocapo, giovane elegantissimo e già consideratissimo, malgrado la sua età ancora fresca, nel grande regno del Puff!—Era già un anno che il signor Beruto teneva aperti i suoi libri di credito a quel bravo e giustamente celeberrimo puffista.
Un bel giorno, il grande e generoso caffettiere, rivedendo le sue addizioni, si accorge che la somma dovutagli dal Mezzocapo è divenuta eccedente, ed ecco il signor Beruto spicca la sua nota, ed il nostro avventuroso puffista si trova in mano una lettera che lo invita al pagamento.—Il giovine non si turba per questo—lancia unʼocchiata altrettanto sicura che sdegnosa alla cifra totale del suo debito—e volto al padrone del caffè un sorrisetto di protezione, gli dice nel tono più affabile: «Aspettate un istante..., io aveva già pensato a voi.... a momenti ritorno.» Ciò detto, il mio puffista esce dalla bottega, rimane assente per alcuni minuti, e rientrando poco dopo, si accosta nuovamente al Beruto con un piccolo involto nelle mani.—Oh! non cʼera premura! esclama il padrone del caffè, supponendo bonariamente che lʼaltra gli portasse il denaro.—No! no! risponde il Mezzacapo—a me piace che le cose procedano regolarmente... Io ho bisogno che lei continui a tener nota del mio consumo per un altro anno; ma siccome vedo che la nota è già lunga, e che lei potrebbe aver bisogno di penne, così gliene ho procacciato io una piccola scatoletta... Eccole! Sono cento penne in acciajo... della prima qualità... Io credo che le basteranno... in caso diverso mi farò un dovere di portargliene delle altre!»—Lʼargutissimo proprietario del caffè San Carlo fu disarmato da questa facezia, e riaperse le sue partite di credito al puffista fino al giorno in cui questi ebbe ad emigrare da Milano per cause... non politiche.
Sono rarissimi i casi di creditori i quali abbiano avuto la sfrontatezza di aggredire i loro debitori in luogi pubblici e di suscitare, colla loro brutalità, degli inutili scandali. Pure anche il più abile dei puffisti può incorrere un tale pericolo.
In tali casi non vi è che un solo mezzo per salvarsi—opporre sfrontatezza a sfrontatezza, minaccie a minaccie, scandalo a scandalo.
Nellʼanno 1848, allorquando, rientrati gli austriaci, Milano era soggetta agli immani rigori dello stato di assedio, un tal Mauro usurajo si avvisò un bel giorno di aggredire villanamente sotto il Coperchio deʼ Figini un amico e discepolo mio distintissimo, certo Angelo Soderini, grande fabbricatore di puff e di cinti meccanici.