—Ah! vi trovo finalmente... Ora non mi scapperete!... grida lʼusurajo affrontando villanamente la sua vittima.

—Zitto!... vi prego... parlate sotto voce! mormora il Soderini con accento supplichevole.

Ma vedendo che lʼaltro non era disposto a smettere il tono di minaccia, e che cʼera pericolo dʼuna brutta scena, il Soderini, pigliando risolutamente il sopravvento e levando a sua volta la voce: «Io vi dico, signore, di ritrattare le brutte parole che avete pronunziate, gli grida—vergogna! insultare al capo dello Stato!... parlar male del nostro augustissimo e clementissimo Imperatore!... del nostro caro ed amato Francesco Giuseppe...»

—Cosa cʼentra lʼImperatore? Cosa cʼentra il governo? Chi si è mai sognato di parlare di politica?... Io vi dico di pagarmi...

—Ed io vi dico di finirla! riprende il Soderini rinforzando la sua voce di tre gradi—ah! voi siete uno di quelli che vorrebbero ancora i Piemontesi!... voi volete la repubblica!... Io vi dico che se non la finite di parlar male del governo...

Il tristo usurajo, non riuscendo a soperchiare la voce del suo debitore, e vedendo dʼaltra parte che si avvicinavano due poliziotti, i quali avrebbero potuto arrestarlo come un ribelle, non trovò miglior partito che quello di darsela a gambe, nè mai più da quel giorno egli osò ritentare la barbara prova di esigere i suoi crediti col sistema degli scandali e delle pubbliche minaccie.

Uno dei migliori mezzi per ammansare la belva (e in linguaggio puffistico chiamasi belva il creditore dal giorno in cui questi concepisce lʼassurda idea di farsi pagare) è quello di rincarire la somma del di lui credito, allettandolo colle attrattive di una grossa commissione o sorprendendolo colla richiesta di un maggior prestito.

Mi spiego.—Il vostro creditore viene a farvi una visita—voi lo incontrate per via. Neʼ suoi sguardi, nel tono della sua voce, nellʼesitanza del suo contegno, voi leggete il feroce proposito di presentarvi una nota o di domandarvi un rimborso. Non dategli tempo di avvicinarsi—non permettete chʼegli profferisca una parola—prima chʼegli si metta in posizione di vibrare il terribile colpo, slanciatevi su lui, afferratelo a due mani per la gola, e sbalorditelo con un colpo di testa.

È un sarto?—bravo; ben venuto! vi aspettava... ero sul punto di recarmi da voi! ho bisogno di un paletot, di un soprabito, di tre o quattro pantaloni di capriccio, di una mezza dozzina di gilet... posso io contare sulla vostra sollecitudine?... e poi cʼè un mio amico... un barone... un marchese... un milionario... che vorrei raccomandarvi. Badate che gli è buon pagatore... ma talvolta, come tutti i grandi signori, fa attendere un poco il denaro... Noi altri non si mette mano alla borsa per delle inezie—dunque: siamo intesi!... patti chiari... amicizia lunga... e frattanto portatemi le stoffe e servitemi a dovere!